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La Sun cambia nome ma gli studenti contestano in Comune: «Vogliamo un referendum»

23 / 03 / 2015

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Pina Monteforte

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Sono circa 2000 gli studenti che in queste settimane si sono mobilitati per far sentire la propria voce che urla contro il cambio del nome alla Seconda Università di Napoli. Provengono da ogni dipartimento ed hanno intenzione di rivendicare un diritto, dal loro canto, violato e calpestato: quello alla scelta. E’ per questo motivo che una rappresentanza del gruppo ‘No al cambio nome alla Sun – Mobilitazione Sociale e Studentesca’ stamane si è recata a Palazzo Castropignano di Caserta partecipando al vertice che ha coinvolto varie istituzioni del territorio (i sindaci del comuni che ospitano le strutture universitarie: il sindaco del comune capoluogo Pio Del Gaudio, il sindaco di Aversa Giuseppe Sagliocco, il sindaco di Capua Carmine Antropoli, il sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio di Muro; le deputate Giovanna Petrenga e Camilla Sgambato; gli ordini professionali).

«Un nome dice chi siamo»: verso il referendum. A farsi spazio nel discorso politico ancorato al rilancio del territorio attraverso la denominazione ‘Università degli Studi di Caserta – Luigi Vanvitelli’, è stata la giovane studentessa della facoltà di Giurisprudenza, Francesca Del Prete, che si è fatta portavoce dei motivi per cui il gruppo di mobilitazione studentesca non pensa a mollare la presa. Oltre alla perdita di identità e di appeal (l'accostamento a Napoli e la storica esistenza dell'Ateneo rappresenta un biglietto da visita più prestigioso per futuri curriculum) Per gli universitari il cambio nome non rappresenterebbe altro che un paradosso: perché spendere danaro per una denominazione anziché investirli nel potenziamento dei servizi? Perché scommettere sul territorio attraverso una denominazione e non farlo attraverso la proposta di progetti utili per la formazione degli studenti, professionisti del futuro di Terra di Lavoro? E soprattutto perché chiedere agli studenti un voto di preferenza tra i nomi proposti da sostituire a ‘Sun’ e non chiedere se, effettivamente, gli studenti vogliono che l’università frequentata non abbia più il nome che tempo addietro li ha convinti a procedere con l’immatricolazione? Sono dubbi che attanagliano il gruppo ‘Contro il nome alla Sun’ e sono i presupposti per richiedere un referendum che prenda atto delle opinioni di chi l’università la vive e la frequenta in prima persona, una consultazione dell’intero gruppo studentesco. «Noi crediamo fermamente nel valore del mantenimento del nostro nome – dichiara Francesca ai microfoni del Comune - Un nome dice chi siamo, un nome racconta una storia costruita in ventitre anni di cammino, un nome parla di un prestigio che ci rende riconoscibili in Italia e all'Estero. Noi studenti non recepiamo un accezione negativa nel nostro nome, non sentiamo che questo possa classificarsi come “succursale di Napoli” come afferma la deputata Petrenga. La deputata Sgambato ha definito l’operazione del cambio di denominazione una scommessa su se stessi in precedenti dichiarazioni rilasciate alla stampa. I qui presenti l’hanno definita  una scommessa sul territorio. Ma cosa significa scommettere su se stessi? Che cosa significa scommettere sul proprio territorio? Cambiare un nome non è una scommessa su se stessi. E’ solo un inutile e controproducente dispendio di risorse economiche. E’ solo annullamento di un’identità. E’ solo un lesivo cambiamento che comporterà seri problemi per chi è già laureato e chi si conseguirà una laurea presso questo Ateneo ».

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