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SOFFIATE E FAVORI AL BOSS | Ecco chi è Lazzaro Cioffi ‘Marcolino’, il carabiniere arrestato per camorra

20 / 04 / 2018

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Redazione

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Nel 2006 aveva ricevuto un encomio per il suo contributo in una retata antidroga. Ieri è stato arrestato con un’accusa gravissima: aver favorito alcuni clan di Napoli dediti allo spaccio. Si tratta del carabiniere Lazzaro Cioffi, 56enne di Casagiove, in servizio a Castello di Cisterna. Secondo le indagini nel corso degli anni avrebbe dato soffiate alle cosche e rivelato retroscena su blitz ed inchieste, inquinando dunque le indagini.

Ora Lazzaro Cioffi detto ‘Marcolino’, brigadiere dell’Arma, è accusato di associazione camorristica, favoreggiamenti, riciclaggio aggravato. Secondo le indagini Cioffi informava esponenti del clan Ciccarelli di indagini riservate e su imminenti perquisizioni a carico di Fucito. Consigliò al capoclan di Caivano di non noleggiare più auto che potevano essere piene di microspie. Ma soprattutto non lo arrestò quando scoprì che aveva una pistola calibro 38 nel cassetto della camera da letto. C’è anche un’altra indagine  riguardante la vendita di un ristorante riconducibile al brigadiere del valore di 60 mila euro e rivenduta ad un prestano di Fucito per 120 mila. Dall’inchiesta sono emersi tutti i diversi ruoli della consorteria criminale che era comunque unita dal broker Carbone che purtroppo è ancora latitante. 

LE INDAGINI - Cioffi avrebbe anche tentato di impedire il sequestro di 18mila euro, soldi che dovevano finire nelle tasche di Fucito per una partita di droga. Poi altre accuse, tutte poco gratificanti per chi indossa una divisa. Secondo gli inquirenti Cioffi e la moglie D’Albenzio attribuivano fittiziamente ad Alessandro Iorio la titolarità del ristorante ‘Osteria Appia Antica’ sito in via Appia a Caserta “al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e di agevolare la commissione del riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita”. In particolare, secondo il capo di imputazione della Procura antimafia, “Pasquale Fucito, previo accordo con Cioffi, acquistava il ristorante Appia Antica dalla Emily Srl, della quale Emilia D’Albenzio era amministratrice e titolare del 60% delle quote, fittiziamente instestandolo ad Alessandro Iorio, facendo risultare un prezzo di vendita pari a 28mila euro, versando invece un importo tra i 120mila ed i 130mila euro”. Per questo motivo Cioffi e la moglie sono accusati di riciclaggio per aver utilizzato per la loro attività di ristorazione somme di denaro di provenienza illecita, in quanto “provento delle attività criminali consumate da Pasquale Fucito tra le quali il traffico di cocaina”.

RAPPORTI PERICOLOSI - Imbarazzanti anche i rapporti familiari dello stesso Cioffi, secondo quanto emerso fino a questo momento, alla luce di una semplice verifica anagrafica: sposato con Emilia d' Albenzio una donna legata da rapporti di parentela a soggetti della camorra di Maddaloni, Cioffi ha un suocero che ha scontato 23 anni di cella per un omicidio (è stato scarcerato nel 2013). Non è finita: i due zii della moglie, quindi fratelli del suocero, sono stati accusati di aver consumato un omicidio per conto di Angelo Grillo, attualmente detenuto al carcere duro per un delitto che sarebbe stato consumato per conto del clan Belforte.

 

 

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