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11 / 11 / 2019

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Redazione

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LE MANS ’66 - LA GRANDE SFIDA, è il nuovo film con Matt Damon e Christian Bale, in anteprima esclusiva per i lettori di NoiCaserta, l' 11Novembre a MARCIANISE al BIG MAXICINEMA alle ORE 21.00.

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IL FILM - Questa è una delle vicende più leggendarie nella storia dell’automobilismo. Carroll Shelby, lavorando spalla a spalla con l’esuberante pilota collaudatore Ken Miles, sviluppa un’auto straordinaria che riesce a battere i bolidi della mitica Scuderia Ferrari nell’edizione del 1966 della 24 Ore di Le Mans. È la storia di un gruppo di uomini anticonvenzionali che, superando mille peripezie, ottengono un risultato eccezionale grazie alla pura inventiva, alla determinazione e alla forza di volontà.   Il regista James Mangold si è entusiasmato per la duplice sfida del progetto: la possibilità di rappresentare delle sequenze emozionanti, che avrebbero letteralmente proiettato gli spettatori nelle automobili accanto agli intrepidi piloti, e l’opportunità di ripercorrere la turbolenta amicizia tra Shelby e Miles. Dotati entrambi di una propria personalità incontenibile — Shelby risoluto ma affabile, Miles suscettibile e intemperante — ciò che li unisce è la passione per l’innovazione e il profondo amore per le corse.  Più semplicemente, Shelby e Miles hanno una forte motivazione ad eccellere, anche se ciò significa mettere in gioco la vita tutte le volte che sono al volante. “I due si capiscono a un livello più profondo”, dichiara Mangold. “Quando Shelby deve affrontare il fatto di non poter più correre, si reinventa un lavoro e, da pilota, diventa progettista e venditore di automobili, mentre Miles rappresenta il mezzo per realizzare i sogni di Shelby. Miles non riesce a trattenersi né a controllarsi quando si trova in un contesto aziendale o in situazioni pubbliche. Dice qualunque cosa gli passi per la testa, perciò Shelby assume il ruolo di suo difensore e portavoce. I due vivono un rapporto simbiotico: quando uno si tira indietro, l’altro subentra al suo posto”.  

LE MANS ’66 – LA GRANDE SFIDA è il genere di film che mi ricorda cosa mi ha spinto inizialmente ad entrare nel mondo del cinema”, afferma il produttore Peter Chernin, riflettendo su ciò che lo ha attratto nel progetto. “È un’esperienza intensa, emozionante e peculiare che abbraccia tutte le ragioni per cui andiamo al cinema: vogliamo sentirci coinvolti, vogliamo commuoverci, vogliamo piangere e ridere… ed essere ispirati. Nel film c’è tutto questo e molto altro”.  Dopo avere sviluppato la sceneggiatura nel corso di alcuni anni, Chernin è stato felice della scelta di James Mangold come regista, data la bravura dimostrata dall’artista sia nel rappresentare eventi e personaggi storici emozionanti, sia nel delineare vicende drammatiche di uomini emarginati. “Mangold è sempre attratto dagli eroi riluttanti, dalle persone che vivono secondo un rigido codice morale tutto loro, spesso piene di idiosincrasie, a volte poco rispettose della legge”, dichiara Chernin. “Il suo interesse per un dramma spettacolare, dall’ambito così vasto, ricco di azione e dalla posta in gioco altissima era inequivocabile. Nessuno sarebbe riuscito a mescolare bellezza e passione nel modo in cui lo ha fatto lui nel film”. 
 “La sfida era trovare il modo di ripercorrere la storia facendo provare al pubblico la passione, il cameratismo e l’energia dei piloti, dei progettisti, dei meccanici e dei tecnici, ma senza legarla al cliché della vittoria nella corsa”, aggiunge Mangold. “Pensavo che, se fossimo riusciti ad approfondire questi personaggi unici, vincere o perdere la gara avrebbe avuto un’importanza secondaria rispetto a vincere o perdere la vita”.   Il fattore chiave nell’approccio alla regia è stato di rappresentare in modo genuino la vita di Shelby e Miles. Nel mondo del cinema attuale, in cui la CG caratterizza molti fra i film di maggiore successo, per Mangold era fondamentale adottare un approccio realistico alle scene d’azione di LE MANS ’66 – LA GRANDE SFIDA, non solo per delineare con maggiore accuratezza gli anni ’60, ma anche per aiutare gli spettatori a capire ciò che i piloti provavano quando spingevano se stessi e le loro vetture fino al limite.   “Il mio obiettivo, in quest’epoca in cui i film d’azione sono largamente potenziati con l’elaborazione digitale, era di rappresentare in modo reale e crudo i fatti, la bellezza dei bolidi e dei loro motori, il fascino del pericolo”, afferma Mangold. “I piloti sfrecciano in un sottile abitacolo di alluminio a oltre 300 chilometri orari lungo il circuito. La loro audacia e la sopravvivenza in queste circostanze sono il miracolo che volevo riuscire a trasmettere”. Il film inizia con la vittoria di Shelby a Le Mans e la successiva diagnosi della sua patologia, quindi si sposta in avanti nel tempo, nel 1963, quando la Ford Motor Company, che un tempo era stata leader dell’industria automobilistica, arranca nelle vendite alle spalle del rivale americano General Motors. Secondo il direttore del marketing Lee Iacocca, per invogliare i giovani a comprare una Ford come loro prima macchina, la casa automobilistica deve focalizzarsi sulla velocità. Se la Ford disponesse di auto da corsa vincenti, per estensione i veicoli commerciali acquisterebbero una maggiore attrattiva agli occhi dei consumatori. Dato che nessuno produce automobili più belle o veloci di Enzo Ferrari, la soluzione sembra essere l’acquisizione del marchio italiano. Una rappresentanza di alti dirigenti parte alla volta del quartier generale della Ferrari per negoziare l’acquisto della fabbrica, ma torna in America a mani vuote.   Henry Ford II (soprannominato the “Deuce” – l’Indiavolato), CEO della Ford, è indignato e affida al suo braccio destro, il senior vice president Leo Beebe, il compito di creare una nuova divisione, la Ford Advanced Vehicles, per sviluppare automobili da corsa altamente tecnologiche e costruire rapidamente una vettura in grado di battere la Ferrari in pista, conquistando “l’Everest delle corse automobilistiche”: la 24 Ore di Le Mans. La nuova divisione costruisce l’entusiasmante GT40 Mark I, ma al suo esordio a Le Mans nel 1964 i risultati sono miseri. Nessuna delle tre vetture Ford riesce a ultimare la gara, mentre le Ferrari si piazzano al primo, secondo e terzo posto. Il quarto a tagliare il traguardo è Shelby con la Daytona Cobra Coupé, cosa che non passa inosservata a Henry Ford II.   Questi ingaggia Shelby per sviluppare, collaudare e, sostanzialmente, sovraintendere all’intero programma corse della Ford, ma il pilota collaudatore di Shelby, Ken Miles, rende tutto complicato. A causa della sua schiettezza, Miles finisce con l’inimicarsi Beebe, che fa di tutto per ostacolarlo e influenzare Shelby ad ogni occasione. Tuttavia, nonostante le enormi
difficoltà e le infinite interferenze da parte dell’azienda, Shelby e il suo team, che comprende anche l’ingegnere capo Phil Remington e il giovane meccanico britannico Charlie Agapiou, riescono a costruire una delle più grandi auto da corsa mai progettate: la Ford GT40 MKII, che cambia la percezione delle vetture Ford e dell’America stessa quando, nel 1966, prende parte alla prestigiosa 24 Ore di Le Mans.   Dichiara Mangold: “Il film parla di un gruppo di persone che cercano a tutti i costi di raggiungere l’eccellenza, resistendo alle interferenze dei dirigenti della Ford e al loro approccio aziendale focalizzato sul mercato. Questa lotta cruciale caratterizza il nostro paese anche nel nuovo Millennio: il rischio, l’audacia e l’istinto – fattori che hanno permesso di realizzare moltissime innovazioni importanti – forse oggi ci spaventano troppo per prenderli in considerazione”.  E aggiunge Chernin: “Siamo sempre stati convinti che questo film sarebbe stato incredibilmente avvincente, perché mostra ciò che avviene dietro le quinte: i conflitti e le scelte di uomini appassionati, competitivi, motivati, incontenibili, colti nel momento in cui il panorama americano sta lasciando l’ottimismo del dopoguerra – tratto caratteristico degli anni ’50 e dei primi anni ’60 – per il cinismo che contraddistingue gli ultimi anni ’60 e gli anni ’70. Il film esemplifica un genere molto apprezzato in America, quello della rivincita del perdente, ed è anche una storia piena di nostalgia”.  
 
TROVARE CARROLL SHELBY E KEN MILES
 
Sebbene LE MANS ’66 – LA GRANDE SFIDA sia impreziosito da un cast corale di livello eccelso, che rappresenta una varietà di personaggi di alto profilo, il dramma centrale ruota attorno al rapporto intenso tra Carroll Shelby e Ken Miles. Fin dall’inizio, il regista sapeva chi voleva per interpretare i protagonisti della vicenda: Matt Damon e Christian Bale. “Sono entrambi straordinariamente dotati”, afferma Mangold. “Il cameratismo naturale che ho percepito da subito tra i due traspare dallo schermo”.   Per il regista ogni attore ha una certa affinità con il ruolo interpretato. Analogamente a Carroll Shelby, pilota famoso e costruttore leggendario di auto sportive — le sue creazioni comprendono la Shelby Cobra e la Shelby Daytona, oltre alla Shelby Mustang, versione modificata per le competizioni della mitica Ford Mustang —Matt Damon è un personaggio dalla celebrità salda, consolidata nell’arco di alcuni decenni.    “È stato una stella del cinema per gran parte della vita”, spiega Mangold parlando di Damon. “La fama e la reputazione caratterizzano la sua proficua e lunga carriera, ma anche lui si confronta con gli interrogativi di ogni attore della sua età — ‘Dove sto andando?’ — così come Shelby deve reinventarsi il futuro quando la storia ha inizio”.   Come spiega Damon: “Shelby è un grandissimo pilota al culmine della carriera. A causa di un problema cardiaco, deve abbandonare la sua grande passione. Quando ormai quasi più nessuno lo ricorda e si affanna come un qualunque venditore di automobili, la proposta di Ford rappresenta per lui l’occasione di una vita. La posta in gioco è incredibilmente alta, così come lo è per Miles. Per entrambi questo è un punto di svolta”.  Bale ha costruito la propria carriera delineando personaggi coraggiosi e, quando interpreta persone realmente esistite, che si tratti di Dicky Eklund in “The Fighter” o di Dick Cheney in “Vice – L'uomo nell'ombra”, riesce a immergersi nel ruolo incarnando l’essenza di quei personaggi. L’attore ha anche la fama di uomo appassionato e schietto, come lo era Ken Miles, che aveva guidato i carri armati durante la seconda guerra mondiale, prima di trovare la sua strada sui circuiti automobilistici.  “Sotto diversi aspetti, Ken Miles e Christian Bale hanno un carattere simile”, afferma Mangold parlando dell’attore, che ha recitato nel suo film del 2007 “Un treno per Yuma” (3:10 to Yuma). “Christian è un attore eccezionalmente dotato, ma non ama essere una stella del cinema. Gli piace il lavoro quando sente di averne il controllo, quando è alla guida. Anche lui, come Miles, è britannico e conosce i quartieri operai del Regno Unito – ha trovato un milione di affinità con Ken. Sapevo anche che gli sarebbe piaciuta l’idea di prepararsi e di cimentarsi al volante in questo film”.   Aggiunge Bale: “C’è una certa libertà nell’interpretare i personaggi reali, perché hanno il loro modo di fare, le loro eccentricità, la voce particolare, è tutto lì”, dichiara Bale. “Hai la libertà di usare i loro tratti caratteristici. Puoi osservarli in un video o puoi invitarli sul set per una chiacchierata: in questo modo le persone appaiono in tutta la loro originalità. Mi sento più libero quando interpreto un personaggio reale perché so che non è il mio io a guidare le scelte”.  E aggiunge il produttore Chernin riguardo ai due protagonisti: “Bale e Damon appartengono al gruppo ristretto dei migliori attori in circolazione oggi. Hanno entrambi la tendenza a scomparire nei loro ruoli, pur mantenendo intatto il carisma della celebrità. Sono molto credibili nel rappresentare un prototipo maschile coraggioso, umile e dignitoso, tipico della vecchia scuola”.  I due attori, che non avevano mai lavorato insieme, sono stati felici dell’opportunità di condividere lo schermo ed esplorare l’amicizia tra i loro singolari personaggi. “Shelby ritiene che Ken Miles sia indispensabile alla sua missione, e Ken è conosciuto per l’insofferenza all’ipocrisia”, afferma Damon. “È irascibile, parla senza peli sulla lingua e non vuole cambiare per uniformarsi agli altri. Se pensa che un’idea sia stupida, lo dice. Non ha nessuna capacità politica o diplomatica. Miles è una continua fonte di frustrazione per Shelby, ma non può essere diverso da se stesso e Shelby ha davvero bisogno del suo aiuto per costruire l’auto e poi guidarla a Le Mans”. Mangold voleva che i due attori si cimentassero il più possibile alla guida di automobili vere su circuiti veri. “Sostanzialmente, puntavamo a sfruttare al massimo il nostro cast”, dichiara il regista. “Il mio vero proposito era di far provare agli spettatori la sensazione di essere essi stessi alla guida, sentendo e vedendo lo stridere dei bulloni nel telaio, avvertendo la vibrazione del motore, capendo che la vettura è spinta al limite e il motore è prossimo a scoppiare”, egli spiega.

 “Al giorno d’oggi la progettazione è facilitata dai computer”, aggiunge Mangold. “Possiamo predire con maggiore accuratezza cosa funzionerà. Questi piloti, invece, dovevano entrare in un veicolo che non si sapeva neanche se sarebbe rimasto integro. Con la matita e l’abaco non c’era modo di capire in anticipo come sarebbero andate le cose. Dovevi solo costruire l’auto e guidarla per vedere se funzionava o esplodeva. C’è qualcosa di romantico in questo tipo di audacia, nella sfida al rischio e nello sporcarsi le mani con le proprie ambizioni”.   Prima dell’inizio delle riprese, Bale ha fatto pratica con il responsabile delle sequenze acrobatiche e stuntman Robert Nagle, che lo ha aiutato a prepararsi; sullo schermo Bale guida una Shelby Cobra e varie Ford GT40. Nagle ha passato una settimana con l’attore alla Bob Bondurant School of High Performance Driving, la scuola per aspiranti piloti di Phoenix (Arizona). “Christian era molto concentrato e ha dimostrato di avere attitudine”, afferma Nagle. “È il miglior attore che abbia mai addestrato alla guida”.
 
IL CAST PER I RUOLI SECONDARI
 
Jon Bernthal interpreta Lee Iacocca che, da figlio di immigranti italiani di umili origini ad Allentown (Pennsylvania), diventa una figura leggendaria dell’industria automobilistica, grazie al rilancio negli anni ’80 della Chrysler. Bernthal è un attore teatrale, cinematografico e televisivo, noto per i suoi personaggi emotivamente provati, come quelli interpretati nelle serie TV “The Punisher” e “The Walking Dead”, e nei film “Sicario”, “The Wolf of Wall Street” e “I segreti di Wind River” (Wind River).  “Generalmente, incarno uomini la cui vita dipende dalla loro forza, potenza e rabbia; in un certo senso, ho trovato in Lee Iacocca un uomo vigoroso e risoluto quanto i miei personaggi abituali”, dichiara Bernthal. “La sua forza nasce dall’energia, dall’intelligenza. Quando era alla Ford, Iacocca ha avuto la prontezza di spirito di capire che esisteva un’intera generazione di diciassettenni con i soldi in tasca e i cui interessi erano il rock’n’roll, il sesso e la velocità, e i modelli immutabili che replicavano le auto degli anni ’50 stavano facendo affondare la Ford”.  L’attrice irlandese Caitriona Balfe, che veste i panni di Claire Randall nella serie della Starz “Outlander – L’ultimo vichingo”, interpreta Mollie Miles, moglie di Ken e madre del loro figlio Peter. “Nonostante sia una casalinga, il rapporto di Mollie con il marito è sostanzialmente paritario e questa è una cosa che mi piace del personaggio”, afferma la Balfe. “Lui ha un carattere spigoloso e le sue capacità relazionali non sono il massimo. Ma è in questo che il loro rapporto è forte. Lei sa quando esortarlo a rimboccarsi le maniche e sa come incoraggiarlo. Danno la chiara sensazione di essere una squadra e di sostenersi a vicenda. È stato magnifico rappresentare il loro rapporto”.  Lo scrittore e attore Tracy Letts (“I segreti di Osage County” [August: Osage County], “Lady Bird”), vincitore di un Pulitzer e di un Tony Award, ha il ruolo del leggendario Henry Ford II, CEO della Ford Motor Company dal 1960 al 1979. Questo film, incentrato sullo sport e sulle corse automobilistiche, ha rappresentato una nuova opportunità per l’attore, attratto dall’importanza degli avvenimenti narrati. “È una storia classica che contrappone l’uomo alla macchina, l’uomo all’uomo, l’uomo a se stesso”, dichiara Letts. “Tocca diversi elementi tipici dei film sullo sport ma, al tempo stesso, le vicende narrate sono davvero singolari. Molte delle auto che conosciamo oggi, e numerosi progressi tecnologici, hanno origine in quel periodo”. Josh Lucas è Leo Beebe, il dirigente della Ford Motor Company responsabile della divisione corse. Lucas, noto per i ruoli in “Tutta colpa dell’amore” (Sweet Home Alabama) e nel vincitore dell’Oscar® “A Beautiful Mind”, ha in passato lavorato con Bale in “American Psycho” del 2000. “La sceneggiatura ha una qualità lirica ed epica”, afferma Lucas. “Vi è una sorta di poesia nell’energia e nell’intensità del guidare un’automobile da corsa”.  Peter Miles, come suo padre, è totalmente preso dalle corse automobilistiche. Il ruolo è interpretato da Noah Jupe, che ha recitato al fianco di John Krasinski ed Emily Blunt nel successo del 2018 “A Quiet Place – Un posto tranquillo”. “Peter è un ragazzo felice, anche se il padre potrebbe morire da un momento all’altro durante una gara”, dichiara Jupe. “Fin da piccolo ha frequentato il mondo delle corse e da sempre sa che, da grande, anche lui sarà un pilota come il padre”.   L’attore veterano Remo Girone, uno dei maggiori protagonisti del cinema, della televisione e del teatro italiani, veste i panni di Enzo Ferrari, la cui Scuderia ha dominato le corse automobilistiche per anni. Girone è noto per il ruolo di capomafia nella celebre serie televisiva “La Piovra”, oltre che per il ruolo di boss del crimine italo-americano ne “La legge della notte” (Live by Night), al fianco di Ben Affleck.  L’attore, scrittore e regista americano Ray McKinnon, noto per avere ideato la serie TV drammatica del Sundance Channel “Rectify”, è Phil Remington, l’ingegnere capo della Shelby American. Remington è un tecnico geniale, capace di fabbricare o aggiustare qualunque cosa, ed è una figura indispensabile per Carroll Shelby nello sviluppare la Ford GT40 MKII che batte la Ferrari a Le Mans.   JJ Feild, conosciuto per i ruoli in “Captain America: Il primo vendicatore” (Captain America: The First Avenger), “Alla ricerca di Jane” (Austenland) e attualmente impegnato al fianco di Idris Elba e Piper Perabo nella serie Netflix “Turn Up Charlie”, interpreta Roy Lunn, l’ingegnere della Ford responsabile della progettazione e dello sviluppo della GT40 da corsa.  L’attore britannico Jack McMullen ha il ruolo di Charlie Agapiou, meccanico della Shelby American. Ribattezzato Chaz, il giovane inizialmente lavora con Ken Miles a Hollywood nella sua officina specializzata in auto straniere, poi, all’inizio del 1963, lo segue a Venice nell’officina di Shelby.   La produzione ha anche ingaggiato i figli dei celebri piloti presenti nel film, molti dei quali erano o sono essi stessi piloti e hanno conosciuto Carroll Shelby, per interpretare i loro padri. Tra questi troviamo Alex Gurney, figlio del leggendario Dan Gurney; Derek Hill, figlio dell’ex campione di Formula Uno Phil Hill; infine, Jeff Bucknum, figlio del pilota Ronnie Bucknum

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