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'Ma il camorrista a casa di Cosentino perchè non è stato arrestato'. Bufera sulle motivazioni della Cassazione

16 / 09 / 2014

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Redazione

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"Nel leggere le motivazioni che la sezione feriale della Cassazione ha addotto per confermare la misura cautelare nei confronti di Nicola Cosentino, non si può che restare basiti di fronte all'inconsistenza dei rilievi mossi all'ex parlamentare di Forza Italia ed all'evidente pregiudizio politico che accompagna le decisioni della magistratura nei suoi confronti". Così, in una nota congiunta, i senatori del gruppo Gal, Vincenzo D'Anna e Antonio Milo commentando le motivazioni della Cassazione sul diniego alla scarcerazione dell'ex coordinatore regionale Pdl (leggi qui). "Non crediamo – proseguono - rientri nel novero delle cose criminogene frequentare, da uomo libero, in casa propria, parlamentari ed esponenti delle istituzioni che altro non hanno fatto che portare al deputato appena liberato, i sentimenti della umana vicinanza discorrendo solo ed unicamente di politica come emerge, con estrema evidenza, anche dalle intercettazioni telefoniche". Per quanto concerne la visita dell'imprenditore Giuseppe Fontana: "abbiamo fondati motivi di ritenere che questa non sia mai avvenuta - sottolineano Milo e D'Anna - nel senso che l'imprenditore non ha avuto accesso all'abitazione di Cosentino, ma si è semplicemente limitato ad accompagnare l'assessore regionale Fulvio Martusciello al suo domicilio". "Al fine di mitigare la gogna mediatica a cui Cosentino è continuamente esposto – rincarano la dose i due senatori del Gal - sarà bene precisare che l'imprenditore Giuseppe Fontana ha subito un'interdittiva antimafia successivamente revocata dai preposti organi. D'altronde a tutte le persone di buon senso appare evidente che se il Fontana fosse stato un camorrista, egli non avrebbe potuto circolare liberamente senza incappare nelle forze dell'ordine che sorvegliavano la casa di Cosentino". "Non sappiamo quando ancora dovrà durare l'uso improprio della carcerazione preventiva nei confronti di un cittadino nei cui confronti, dopo oltre tre anni di processo, non è emersa una sola prova degna di questo nome che ne attesti la pericolosità sociale" concludono D'Anna e Milo.

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