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Ricorre oggi il 32esimo anniversario dell'omicidio di Franco Imposimato

11 / 10 / 2015

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Francesca Pagano

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Ricorre oggi il 32esimo anniversario dell’omicidio di Franco Imposimato, il sindacalista originario di Maddaloni ucciso da un commando della camorra formato da tre persone l’11 ottobre del 1983, proprio nella sua città natale.
Il sindacalista, membro del Partito Comunista Italiano particolarmente impegnato nella sezione locale, fu ucciso a bordo della sua auto dopo essere uscito da una fabbrica dove era impiegato insieme alla moglie, che si trovava con lui a bordo dell’autovettura. Entrambi furono colpiti da diversi proiettili sparati da distanza ravvicinata; ben 11 furono quelli che colpirono Franco Imposimato che morì sul colpo, mentre sua moglie nonostante le ferite riportate riuscì a salvarsi.
L’omicidio del sindacalista di Maddaloni fu una drammatica vendetta voluta dalla camorra per colpire il lavoro di suo fratello, giudice istruttore di Roma, Ferdinando Imposimato, ora magistrato, che aveva partecipato a diversi processi contro la criminalità organizzata, mentre all' epoca era in servizio presso il tribunale di Roma. Un brutale omicidio che mirava a colpire e ad intimidire l’operato del giudice, scegliendo quindi di uccidere suo fratello. In particolare, l’omicidio si inseriva nel disperato tentativo di bloccare le indagini riguardo l’omicidio del pregiudicato Domenico Balducci, un’indagine che stava per portare ad importanti rivelazioni riguardo il rapporto tra mafia siciliana e camorra napoletana, soprattutto in relazione alla figura di Pippo Calò, conosciuto negli ambienti malavitosi con i soprannomi di Salamandra o Don Mario Aglialoro,ma in realtà capo clan di una famiglia mafiosa di Palermo e cassiere della mafia a Roma. L’omicidio, quindi, fu voluto da una connivenza di forze criminali: il giudice Imposimato indagava sulla Banda della Magliana a Roma, stava svelando i segreti della mafia siciliana e si scontrava con i clan locali dei casalesi riguardo le cave abusive di Maddaloni e comuni limitrofi. A sparare furono Tonino Abbate e Raffaele Ligato e l’omicidio fu ordinato da Lorenzo Nuvoletta e da Vincenzo Lubrano. Questi, insieme a Pippo Calò, 17 anni dopo, durante il famoso processo Spartacus, sono  stati condannati all’ergastolo per quell’omidicio.

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