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Federica Sciarelli in "Con il sangue agli occhi". Ecco di cosa tratta il libro

01 / 09 / 2017

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Carla Caputo

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Una trama avvincente, dolorosa, cruda, che racconta la storia di un intero decennio di storia criminale. È questo il tratto distintivo che caratterizza il libro " Con il sangue agli occhi" di Federica Sciarelli edito dalla "Bur" . Il libro è stato possibile anche grazie al contributo del boss della Magliana Antonio Mancini. Un libro nel quale viene citato anche il maddalonese Clemente De Crescenzo.
Ecco un piccolo stralcio del resto:
“Con Carlo ” Carletto” Maggi ero amico d’infanzia e da ragazzini insieme avevamo fatto anche qualche danno, poi lui si rese conto che i sogni da realizzare troppo in fretta solitamente muoiono all’alba e forte con le mani come nessun’altro decise di dare un senso alla sua abilità seguendo il Maestro di boxe Mario Aglietti.
Sinistro… gancio… destro… finta di gamba e tronco… uppercut… e l’avversario era culo sul quadrato.
Non molto alto, fisico di un torello, biondo di capelli, occhi chiari, sempre sorridente, disponibile e gentile con tutti, Carletto somigliava a Bruce Willis e aveva un cazzotto pesante come un maglio. Carletto il Biondino era un Campione.
A San Basilio gli volevano tutti bene, io per primo, perchè forte della sua esperienza di strada Carlo scandagliava ogni cortile di ogni lotto della borgata, per convincere i ragazzi più irrequieti a cambiare percorso.
Ci provò anche con me Carlo,ma dopo qualche seduta in palestra, una manciata di ore con la corda, qualche scarica di rabbia sui sacchi e la peretta e qualche scambio di cazzotti, gli dissi: ” A Cà, la boxe nun fa pè me…se suda troppo, se pijano troppe botte e ce so troppe regole che io nun sopporto”.
Carletto adesso non c’è più Carletto è morto ma per me è sempre vivo, talmente vivo che il capitolo intitolato Carletto il Biondino, del mio nuovo libro ‘Qualcuno è vivo’, l’ho dedicato a lui ancora in vita e sono sicuro che sarebbe stato contento nel leggere che “l’Accattone” lo teneva sempre nel cuore.
Carletto non c’è più R.I.P., ma per fortuna che ovunque ci sia una palestra di noble art, c’è un Maestro che scandaglia le strade, i cortile e i vicoli delle periferie alla ricerca di ragazzi irrequieti da salvare. Come nella palestra del Maestro Clemente De Crescenzo in quel di Maddaloni. Un Pensiero Alto per Carletto e onore a tutti i Clemente che si adoperano affìnchè i percorsi segnati possano avere direzioni diverse senza dover prima attraversare la notte.

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