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Usura ed estorsione: arrestato il titolare di un noto mobilificio

21 / 02 / 2017

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Valentina Martinisi

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Nel corso della mattina odierna, i carabinieri di Maddaloni hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della locale Procura, nei confronti di Antonio Di Vico, 56 anni, titolare di un noto mobilificio di Maddaloni, per i delitti di usura ed estorsione. La misura cautelare è stata emessa all'esito di un'articolata attività di indagine affidata ai carabinieri di Maddaloni, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Le investigazioni hanno permesso di appurare come l'indagato, approfittando dello stato di bisogno economico di alcune persone, avesse prestato diverse somme di denaro, lucrando, con la restituzione di capitale e di cospicui, illeciti interessi. In particolare Di Vico si è fatto promettere e restituire 174.501 euro da due sorelle, titolari di un negozio di prodotti casalinghi, come corrispettivo di un prestito di denaro di 1000 euro, risalente al 2006. L’azione criminale dell’uomo gli ha permesso di ottenere ulteriori vantaggi economici, agevolato dalla ormai critica situazione economica delle due sorelle. Infatti, le indagini hanno consentito di scoprire che Di Vico aveva costretto le sorelle a vendergli un appartamento di loro proprietà del valore di 240mila euro, che poteva acquistare versando meno di 100mila euro, sottraendo gli interessi usurari che le vittime avrebbero dovuto corrispondergli. Un’altra vicenda di usura, per cui è sempre responsabile Antonio Di Vico, riguarda un vigile urbano; quest'ultimo ha ricevuto da Di Vico 1000 euro in prestito nel 2008, ma ha dovuto restituire 198mila euro a titolo degli interessi usurari stabiliti. Il vigile urbano, in una circostanza, chiese all’usuraio un documento che attestasse lo stato delle cambiali sottoscritte e, in cambio, ha ricevuto una scrittura privata dalla quale emergeva l'acquisto fittizio, presso il suo negozio, di mobili per un importo di 39.700 euro, circostanza assolutamente non veritiera. Ciò dimostra la particolare scaltrezza di Antonio Di Vico, che cercava, evidentemente, di eludere eventuali successivi controlli in caso di ricostruzione della vicenda. Le investigazioni hanno consentito inoltre di scoprire i modi utilizzati dal commerciante per ottenere i soldi dalle vittime, ovvero minacciando loro e i relativi parenti di morte, oppure intimorendole prospettando la possibilità di ricorrere all'intervento della criminalità organizzata locale. Le indagini, scaturite dalle denunce delle vittime di usura, sono consistite anche nella effettuazione di perquisizioni domiciliari che hanno consentito l'acquisizione di documenti contabili di straordinaria valenza indiziaria, nonché in accertamenti patrimoniali svolti dalla IV Sezione del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta. Infatti, contestualmente all’arresto di Di Vico, si è proceduto al sequestro preventivo di 180mila euro, pari ai profitti illecitamente realizzati ai danni dei malcapitati. Il destinatario del provvedimento, espletate le formalità di rito, è stato associato alla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

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