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CAMORRA & MONNEZZA | Processo CE4, Landolfi in aula: mai fatto patti con il clan. Poi attacca il 'senatore antimafia'

07 / 05 / 2018

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Redazione

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Ha ammesso di aver segnalato due lavoratori nel Consorzio rifiuti Caserta 4 e nel suo braccio operativo Eco4, società risultate infiltrate dalla camorra casalese, ma di non aver mai avuto rapporti con i clan. Mario Landolfi, ex ministro della Telecomunicazioni di Allenaza Nazionale, è stato esaminato per circa tre ore al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere come imputato per corruzione e truffa con l'aggravante mafiosa, ovvero per aver agevolato il clan dei Casalesi.

Landolfi si è difeso attaccando sia l'ufficiale della Guardia di Finanza, Alessio Bifarini, che firmò l'informativa nelle quale il Ce4 veniva descritto come 'in mano al clan' e lui come un politico colluso, che l'ex avversario Lorenzo Diana, parlamentare dei Ds e poi del Pd, volto anticamorra oggi sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa. "Mai avuto contatti con i clan, ha detto; poi rispondendo alle domande del suo legale Michele Sarno - il pm della Dda ha rinunciato all'esame - Landolfi ha ammesso di aver sollecitato l'assunzione in Eco4 del figlio o del nipote di un consigliere provinciale di Sessa Aurunca, che si chiamava Rocco, mentre in Ce4 segnalai l'ingegnere Giovanni Fusco, che poi e' divenuto direttore amministrativo ed e' l'unico dirigente del Ce4 a non avere mai avuto problemi con la giustizia'.

Il processo a Landolfi è una costola del procedimento a carico dell'ex sottosegretario nonché coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino, conclusosi in primo grado con la condanna dell'ex politico di Casal di Principe a nove anni per concorso esterno in associazione camorristica, in quanto ritenuto il 'referente politico nazionale del clan dei Casalesi in relazione proprio alla gestione del Ce4. Su Lorenzo Diana, Landolfi ricorda che un cronista raccontò di un forte interessamento affinchè il Comune di Modragone venisse sciolto per condizionamenti per infiltrazione malavitose e che poi però 'nel 2000 noi di An chiedemmo e ottenemmo lo scioglimento del Consiglio comunale di Pignataro Maggiore in quanto il sindaco Giuseppe Palumbo aveva legami anche di parentela con il clan Lubrano; Palumbo era nella corrente dei Ds cui faceva capo Diana; quest'ultimo, proprio in quel periodo, poteva beneficiare di fondi per la metanizzazione di Mondragone.

Di cio' che dico me ne assumo la responsabilita- dice Landolfi, quasi dando uno spunto investigativo alla Dda, che ha indagato Diana proprio per i lavori di metanizzazione nel Casertano. "L'informativa di Bifarini - prosegue ancora Landolfi - era lacunosa, o meglio tendenziosa in quanto l'ufficiale scrive che venti sindaci che ricadevano nel bacino del Ce4 furono costretti, in quanto intimoriti dalla camorra, ad affidare direttamente la raccolta rifiuti alla societa' mista del Consorzio, l'Eco4, fatta insieme ai fratelli Orsi, che come si e' saputo dopo erano vicini al clan. Ma non e' vero, in quanto fu il Commissariato Rifiuti, allora retto da Bassolino, a ordinare ai Comuni di servirsi dei Consorzi obbligatori per l'attivita' di igiene ambientale; e' tutto documentato, ci sono verbali di riunione con il sub-commissario Facchi che tesseva le lodi di Eco4".

SOTTO L'AUDIO COMPLETO EL PROCESSO CE4

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