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CAMORRA & AFFARI | Indagine sulla morte di Marco Pantani: l'ex boss casertano conferma: "I clan fermarono il 'Pirata'"

25 / 10 / 2019

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Redazione

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Non sono a conoscenza di come abbiano fatto a modificare i dati di Pantani per farlo risultare positivo, ma il clan ha sicuramente avvicinato chi era addetto ai controlli e lo ha corrotto». È il verbale agli atti della richiesta di archiviazione con la quale la procura di Forlì intende far calare il sipario sulla squalifica del Pirata al Giro D'Italia del 1999.

Reati prescritti e impossibilità di individuare i responsabili. Queste le motivazioni del pm, contro le quali la famiglia dell'indimenticato campione leva uno scudo. «Per sapere chi ha modificato i test è sufficiente risalire a coloro che potevano maneggiare le provette: si faccia giustizia»: tuona Antonio De Rensis, avvocato della famiglia Pantani.

D'altronde, il verbale agli atti è l'ennesima riscrittura di quella squalifica per doping che sconvolse il mondo del ciclismo. L'ex boss Augusto La Torre parlò di Pantani con i capiclan Luigi Vollaro, di Portici, Angelo Moccia, di Afragola, e con il casalese Francesco Bidognetti. E, dice La Torre, tutti e tre gli confermarono che «solo i Mallardo di Giugliano, con poteri decisionali nell'Alleanza di Secondigliano, potevano aver fatto una cosa simile». Il motivo? Per coprire le scommesse a nero, la camorra sarebbe andata in «bancarotta».

Ma chi è Augusto La Torre? L'ex boss di Mondragone che il capostipite del clan dei Casalesi, Antonio Bardellino, definiva il suo «giovane di belle speranze», è in un penitenziario del Nord Italia, in un'area riservata ai pentiti che non godono del programma di protezione. Controversa è infatti la storia del suo «pentimento». Dal 2003 è artefice di schiaccianti testimonianze ai danni di camorristi di spessore. Poi si rende protagonista di comportamenti che la Dda di Napoli ritenne tali da chiedere e ottenere che fosse escluso dai benefici previsti per i collaboratori di giustizia. Chi pronuncia la frase che impone una rilettura di quel Giro maledetto che per il Pirata segnò l'inizio della fine è, insomma, un «pentito a metà». Ma il verbale redatto dai carabinieri della procura di Forlì, e trasferito alla Dda di Bologna, conferma le dichiarazioni di Renato Vallanzasca, datate 2007, che all'epoca di conferme non ne trovarono. Disse che un camorrista gli aveva annunciato che Pantani sarebbe stato fermato. Successivamente, e questo è emerso negli ultimi giorni, un malavitoso di Secondigliano fu intercettato mentre diceva a una sua parente che «sì, a Madonna di Campiglio, la provetta fu alterata». La camorra, dunque, avrebbe taroccato i test del Pirata perché, se avesse vinto, l'Alleanza di Secondigliano non sarebbe stata in grado di pagare le scommesse clandestine. La camorra fermò Pantani nel modo più subdolo e l'Italia intera smise di credere nel ciclismo. E le parole di La Torre non dicono cose diverse.

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