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Mozzarella alla brucellosi, 476 allevamenti a rischio. I NUMERI

20 / 02 / 2015

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Pina Monteforte

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L’altra faccia della medaglia, quella positiva stavolta. Agli scandali della mozzarella alla brucellosi che macchiano l’ ‘onore’ della provincia di Caserta, fa da contraltare il servizio predisposto dall’Asl e affidato ai medici veterinari per il controllo sanitario degli animali vivi nell’ambito della sicurezza alimentare con particolare riferimento alla filiera del latte. ‘C’è un veterinario nel tuo piatto’, questo lo slogan della campagna informativa presentata in mattinata presso la sede della Camera di commercio di Caserta da Mario Campofreda in qualità di presidente dell’Ordine dei medici veterinari. Alla luce di dati che assegnano alla provincia di ‘Terra di lavoro’ la quinta posizione su scala nazionale per il più alto numero di allevamenti bufalini (circa 1000), c’è la volontà di un esteso sviluppo del settore che tenga conto della sicurezza dei prodotti che ogni giorno finiscono nei piatti dei cittadini.

Rischio brucellosi: i dati. Un’attenzione maggiore è riservata alla filiera del latte di bufala, fiore all’occhiello di questa provincia. L’intervento dei medici veterinari dell’Asl si impegna nel monitoraggio per il controllo e la prevenzione della brucellosi, attraverso prelievi di sangue ad ogni singolo animale. Nel 2008 sono stati 22730 i capi bufalini abbattuti per brucellosi, il 2014 ne conta invece 476 su 386489 prelievi effettuati. Le percentuali di incidenza di allevamenti a rischio offrono un resoconto consistente ma non abbastanza da abbassare la guardia: dal 33,14% del 2007 si è passati al 3,7%, «un risultato positivo ma non ancora soddisfacente: dobbiamo scendere al di sotto dell’1%» come affermato dal dottor Carlo Ferrara. Ma i ‘grandi animali’ non sono gli unici ad essere sottoposti ai servizi veterinari. I medici sottopongono a vigilanza e controllo anche prodotti e produzioni primarie. La tutela della salute pubblica e la salvaguardia del benessere degli animali, come spiegato dalla dottoressa Mariateresa Cappabianca, deve tener conto di tutte le fasi della produzione, dell’allevamento o della coltivazione dei prodotti primari. Nel 2014 sono stati eseguiti 3313 controlli ufficiali e 384 campioni: 192 campioni di latte bovino, bufalino e ovicaprino, di cui 7 non conformi. E’ stato il dottor Michele Tortorelli, invece, a spiegare l’essenzialità del controllo degli alimenti di origine animale, che si struttura attraverso la verifica delle attività di macellazione, trasformazione, deposito, trasporto, vendita e somministrazione dei prodotti. Caseifici, macelli, imprese sono tutte strutture che rientrano nel programma di igiene: su 6631 attività ispezionate nel 2014, 222 hanno presentato gravi non conformità legate a sequestri ed illeciti, 482 invece le formali non conformità che escludono qualsivoglia pericolo alla sicurezza alimentare.

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