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Viene dimesso dall'ospedale e muore, 5 medici indagati. Il giallo del riscontro diagnostico

18 / 06 / 2017

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Redazione

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Muore poco dopo le dimissioni dall’ospedale a Caserta e sul corpo viene effettuato un riscontro diagnostico prima dell’autopsia senza che la famiglia fosse stata informata. E’ il caso scoppiato all’interno dell’azienda ospedale Sant’Anna e San Sebastiano del Capoluogo. La vittima è Leopolo Roviello, 70 anni. 

L’uomo era dimesso da un reparto dell'Ospedale di Caserta ed ha accusato un malore mentre stava arrivando nel cortile dove era parcheggiata l’automobile. Condotto immediatamente al Pronto Soccorso muore di lì a poco precisamente il 14 giugno scorso. 

I familiari denunziano il caso e vengono sequestrati atti e cartella clinica e i sanitari del dipartimento di Geratria di Caserta  (Gina Varricchio, Amedeo Donatiello, Sergio Sacco e Luigi Schiavo) sono raggiunti dagli avvisi di garanzia. Viene coinvolto nell’indagine anche un dirigente medico del Pronto Soccorso. 

Intanto il Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere dispone l'autopsia. Ma il corpo di Leopoldo Roviello per decisione interna dell'Ospedale è stato sottoposto al riscontro diagnostico. Anche questo accertamento, al pari dell'autopsia, è invasivo. Scoppia il caso: poteva o non poteva la Direzione dell'Ospedale disporre un accertamento del genere? 

Secondo l’avvocato penalista Raffaele Crisileo, difensore di un dirigente medico dell'Ospedale Civile di Caserta indagato, il riscontro diagnostico disposto dall'Azienda Ospedaliera di Caserta sul corpo di Roviello Leopoldo deceduto per cause da accertare e' stato lecito e legittimo. 

“Debbo subito chiarire - spiega il penalista - che il riscontro diagnostico e l'autopsia giudiziaria sono interventi lesivi del cadavere previsti da esplicite norme. Il D.P.R. 10/09/90, n. 285 (Regolamento di Polizia Mortuaria) fa una distinzione  fra riscontro diagnostico ed autopsia giudiziaria quindi sulle diverse finalità: clinico-scientifiche o giuridico-forensi.

Debbo evidenziare - aggiunge - che il riscontro diagnostico sui cadaveri è regolato dalla legge 13/2/61, n. 83 e dall'art. 37 del Regolamento di Polizia Mortuaria; è un'operazione anatomo-patologica che consente di riscontrare al tavolo anatomico la causa della morte per le seguenti finalità: verifica anatomica della diagnosi clinica; chiarimento dei quesiti clinico-scientifici; riscontro di malattie infettive e diffusive o sospette tali, ai fini dell'igiene pubblica; accertamento delle cause di morte di deceduti senza assistenza medica, trasportati in ospedale o in obitorio; accertamento delle cause di morte delle persone decedute a domicilio quando sussiste dubbio sulla causa stessa.

Il riscontro diagnostico è obbligatorio per i cadaveri delle persone decedute senza assistenza medica, trasportati ad un ospedale o ad un deposito di osservazione o ad un obitorio. 

Negli altri casi, come è avvenuto per la persona deceduta, è disposto d'autorità dai direttori, primari o medici curanti di persone decedute negli ospedali per il controllo della diagnosi o per il chiarimento dei quesiti clinico-scientifici. E' disposto dal coordinatore sanitario dell'U.S.L. sui cadaveri di persone decedute a domicilio quando la morte sia dovuta a malattia infettiva e diffusiva o sospetta di esserlo, o a richiesta del medico curante quando sussista il dubbio sulla causa della morte. Nessuno si può opporre al riscontro diagnostico.

Nel nostro caso, come dicevamo, è stato disposto correttamente ed è stato eseguito dall'anatomo-patologo ospedaliero per la individuazione delle cause del decesso ed e' stata  redatta un'apposita relazione. L’autopsia invece è l'attività settoria che viene eseguita per disposizione dell'autorità giudiziaria. Nel nostro caso il Pubblico Ministero Alessandro Di Vico l'ha disposta e verrà eseguita nei prossimi giorni e si differenzia dal riscontro diagnostico perché non ha lo specifico fine di riscontrare l'esattezza della diagnosi clinica né è soggetta alle limitazioni vigenti per i riscontri diagnostici che vietano le operazioni settorie non necessarie ad accertare la causa della morte.

Alla luce di cio' ritengo che la Direzione Sanitaria dell'Azienda Ospedaliera di Caserta abbia operato correttamente nel disporre il riscontro diagnostico e siffatto accertamento e' compatibile con l'autopsia”.

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