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CAMORRA & AFFARI | I pentiti ricostruiscono la storia di Nicola Inquieto, da ‘nullatenente a custode del tesoro di Zagaria’

14 / 04 / 2018

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Redazione

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La vicenda umana di Nicola Inquieto, imprenditore arrestato ieri dagli investigatori della Dia perche’ ritenuto colui che avrebbe riciclato, per conto dell’ex boss dei Casalesi Michele Zagaria, centinaia di milioni di euro frutto dei business illeciti creando un impero economico in Transilvania, regione romena, rappresenta quella del tipico fiancheggiatore nullatenente che, complice la fiducia del capoclan, ha poi fatto il salto di qualita’ diventando custode di parte del “tesoro” del boss e titolare di beni del valore di oltre 100 milioni euro, che pero’ erano in effetti di Zagaria.

A Pitesti, citta’ a 110 km da Bucarest, Inquieto risiedeva in una villa di tre piani con piscina coperta e risultava proprietario di centinaia di appartamenti; nel gennaio scorso avrebbe dovuto aprire anche un centro benessere. La sua ascesa nel clan emerge dall’ordinanza firmata dal Gip Federica Colucci, che ha ordinato l’arresto anche del fratello di Nicola, Giuseppe Inquieto. Nel gennaio 2004 Nicola fu denunciato dai carabinieri perche’ nella casa a lui intestata, la cui proprieta’ era riconducibile a Michele Zagaria, ubicata in via Po’ a San Cipriano d’Aversa, fu rinvenuto un bunker nel quale si nascondeva Carmine Zagaria, fratello del boss.

Ne parla uno dei collaboratori che ha contribuito a ricostruire la figura e il ruolo nel clan di Inquieto, ovvero Massimiliano Caterino, ex braccio destro di Zagaria”. Mastrone”, questo il soprannome di Caterino, afferma che Zagaria, dopo la scoperta del bunker di via Po’, capi’ che Nicola era osservato dalle forze dell’ordine, cosi’ chiese ai suoi uomini di organizzare un falso attentato ai danni del negozio di Inquieto, aperto nel 2002 con i soldi di Zagaria.

“Io – racconta Caterino – incaricai Attilio Pellegrino (altro fedelissimo oggi pentito, ndr) dell’operazione, che fu effettuata esplodendo alcuni colpi di arma da fuoco all’indirizzo della saracinesca del negozio di telefonia di Inquieto; quest’ultimo fu poi invitato da Zagaria a sporgere denuncia contro ignoti”. Lo stesso Caterino riferisce poi che Zagaria picchio’ Inquieto perche’ questi litigo’ a colpi di pistola per futili motivi con un’altra persona. “Zagaria non voleva che i suoi uomini avessero le armi”.

Cosi’ il boss decise di “esiliare” Nicola Inquieto in Romania, paese natale della moglie, ordinando ai suoi uomini di non avere piu’ contatti con l’imprenditore; fu Carmine Zagaria a tenere i contatti e a ricevere i soldi da Inquieto ogni qualvolta questi tornava in Italia. Inquieto, è emerso, ha investito in Romania un fiume di danaro consegnatogli da Zagaria. Ne parla l’altro collaboratore Generoso Restina, che dice che Zagaria rifiutò un investimento sicuro di 300mila euro con una societa’ finanziaria di Roma perche’ “preferiva dare i soldi a Nicola Inquieto che gliene faceva guadagnare tanti in Romania, attraverso investimenti nel settore edile”.

Nicola, si era stabilito in pianta stabile a Bucarest e ha anche sposato una donna del posto. Guida automobili che costano centinaia di migliaia di euro. Anche una Ferrari bianca. La sua villa con piscina nel salone ricorda tanto la casa di Giuseppe Setola. A Casal di Principe. 

Secondo i pentiti Michele Zagaria, ha investito prima nella “Inab Metal srl” di Giuseppe Inquieto. Poi, di soldi, ne ha messi a disposizione molti altri. Forse per schermarli, per evitare i sequestri. Tanto di quel denaro che, scrivono i sostituti procuratori Alessandro D’Alessio, Daniela Belluccio e Maurizio Giordano del pool coordinato dall’aggiunto Luigi Frunzio, “tra il 2014 e il 2015 gli Inquieto possono fondare le aziende romene dalle uova d’oro. la Italy Costructii srl, la Daniela Costructii srl e  la Primo caffé story che, complessivamente, constano di 15 fabbricati, 157 appartamenti, diciotto garage, due aree parcheggio e 151 terreni edificabili.

Eccolo il contorno del patrimonio finito sotto sequestro ieri all’alba. Anzi, una parte di esso.
Perché il resto dei sigilli hanno colpito altri patrimoni, sia nella capitale dell’Est dei Casalesi, che in Italia. A Casapesenna la Dia ha chiuso il caseificio Santa Rita. Tutto quel denaro, tutti quegli immobili, le auto, le aziende, secondo la Dda di Napoli, sono opera di Michele Zagaria. Dice il pentito Generoso Restina: “Michele Zagaria mi ha sempre detto che tutto ciò che possiedono gli Inquieto, sia in Italia che in Romania, è tutta roba sua”. 

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