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Omicidio Cortese, i difensori di Letizia: "Pentiti dei clan Belforte inattendibili"

24 / 11 / 2015

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Giuseppe Perrotta

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"Se estorsione c'è stata, essa non è stata concepita da Letizia. Manca ogni riscontro in tale senso". E' stato questo il punto centrale dell'arringa difensiva degli avvocati Marino e Mariano Omarto che questa mattina hanno discusso in tribunale nel processo per l'omicidio del boss di Maddaloni Angelo Cortese per conto dell'imputato Andrea Letizia di Marcianise. Gli avvocati hanno sconfessato la tesi dell'accusa secondo la quale l'estorsione commessa da Cortese ai danni dell'imprenditore di Marcianise Angelo Grillo che avrebbe poi 'provocato' l'ordine dell'omicidio ai killer del clan Belforte non sarebbe stata ordinata da Letizia. Per sostenere questa tesi gli avvocati hanno criticato l'identificazione del mandante estorsivo, in quanto non ci sarebbero prove a dimostrarlo. Ed anche i sette pentiti che hanno affermato ciò, hanno fatto notare i legali difensori, sono tutti esponenti del clan Belforte, cioè di quel gruppo rivale dei Letizia del quale volevano addirittura la morte. E, per questo motivo, hanno chiosato gli avvocati, non possono essere ritenuti attendibili né credibili su chi abbia realmente ordinato l'estorsione ai danni di Angelo Grillo, in seguito alla quale, secondo l'impianto accusatorio, l'imprenditore di Marcianise (per il quale è stato chiesto l'ergastolo) avrebbe poi chiesto a Salvatore Belforte di 'risolvere il problema' provocando l'omicidio di Cortese.

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