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OMICIDIO RUGGIERO | Svolta alla vigilia del processo. Guarente: "Dirò il nome del complice"

26 / 06 / 2018

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Redazione

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A diciassette giorni dall'inizio del processo con rito abbreviato al tribunale di Napolinord, Ciro Guarente promette una importante rivelazione sull'omicidio di Vincenzo Ruggiero: "Dirò il nome del complice". La notizia, circolata in queste ore si innesta nella scia di polemiche sollevate da un'altra rivelazione, quella del passato di presunti abusi sessuali subiti dal 36enne di Ponticelli da don Silverio Mura, quando era adolescente.

I presunti abusi e la polemica sui social - Solo ieri, infatti, sui social si discuteva del fascicolo di indagini difensive contenente, come confermato dall'avvocato Dario Cuomo, ben cinque testimonianze riguardanti le passate violenze che l'assassino reo confesso del giovane attivista gay, avrebbe subito da adolescente. "Questo non giustifica nulla" commentano sui social, mentre, il team difensivo di Guarente spiega che il fascicolo ha il solo scopo di ricostruire il contesto in cui la personalità di Guarente si è formata.  Polemiche a parte, il nome del secondo complice che lo avrebbe aiutato nella fase di pianificazione del delitto – il primo, Francesco De Turris, già in cella, accusato di avergli fornito anche la pistola con cui uccise – potrebbe cambiare il quadro omicidiario anche se non alleggerisce in alcun modo la posizione di Guarente. 

Il processo: Guarente rischia l'ergastolo - Guarente farà il nome del complice nel corso dell'interrogatorio – non ancora fissato dal sostituto Vittoria Petronella – che si terra prima dell'inizio del processo. Si tratterebbe di una persona che fu anche sentita come testimone dagli inquirenti della Procura di Napoli Nord nei momenti successivi sia al delitto. Vincenzo Ruggiero, giovane attivista gay  la cui unica colpa era quella di condividere l'appartamento con la compagna di Ciro Guarente, la giovane transessuale Heaven Grimaldi, è stato ucciso a colpi di pistola il 7 luglio 2017. L'arresto di Guarente è avvenuto oltre venti giorni dopo l'omicidio, il 29 luglio. Dopo aver ucciso il povero Ruggiero, l'ex marinaio ha tentato di depezzarne il corpo tagliandogli la testa, mai ritrovata.

 

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