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Pd Caserta, ricorso contro Cappello segretario. Le pressioni per far ritirare le candidature di Fiorenzano e Baia. Capacchione `candidata invisibile`

18 / 06 / 2013

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Giuseppe Perrotta

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L’assemblea provinciale del Partito democratico di Caserta che ha portato all’elezione di Enzo Cappello a segretario dei democrat in Terra di Lavoro ha aperto un nuovo squarcio nella profonda ferita, già esistente, nel partito di riferimento dell’area di centrosinistra. Un gruppo dirigenziale che, dopo giorni di trattative e sette ore di discussione in un’assemblea resa ancora più tosta da un guasto all’impianto dell’aria condizionata, non è riuscito a trovare una soluzione che mettesse d’accordo le varie anime del partito, da quella di Stefano Graziano, Dario Abbate e Giuseppe Stellato, da un lato, Nicola Caputo e Pina Picierno dall’altro, e quella dei renziani capeggiati da Carlo Marino. E proprio quest’ultima frangia, nelle polemiche del giorno dopo, è finita al centro degli attacchi, soprattutto dei Giovani democratici, che l’hanno indicata come quella che si è opposta al ‘cambiamento’ per non aver voluto appoggiare la candidatura di Pasquale Fiorenzano. Un ‘segretario giovane’ che, però, non è stato votato, soprattutto, perché ha ritirato la propria candidatura (quasi ad urne aperte) dopo ‘consiglio’ dell’area di Graziano e di quella di Stellato. Gli stessi che hanno fatto pressioni anche per ritirare la candidatura di Rosida Baia, la responsabile del movimento femminile del Partito democratico che, invece, ha preferito non tornare sui suoi passi, in primis, per non deludere quella base che, mentre i dirigenti si erano chiusi una stanza a trattare sulla candidatura di Rosaria Capacchione, aveva invocato a gran voce un nome proposto dall’assemblea. E così erano nate le proposte di Fiorenzano e Baia, a cui poi si è aggiunta quella, risultata vincente, di Enzo Cappello. L’unico dato reale che è emerso dall’assemblea è che, a Caserta, per la prima volta, si è ‘rischiato’ di avere un segretario voluto dall’assemblea, proposto e votato da quei delegati che, spesso (se non sempre), vengono utilizzati solo per ratificare le decisioni adottate dai vertici. Il nome della Capacchione sarebbe potuto essere spendibile per un partito che ha fatto della lotta alla legalità la propria bandiera, ma non così come hanno fatto i vari Graziano, Abbate e Stellato. E, forse, un errore è stato anche fatto dalla giornalista de ‘Il Mattino’ che ha preferito non partecipare ai lavori dell’assemblea, ponendo, via telefono, il proprio ‘veto’ all’ipotesi di andare al timone del partito con Nicola Caputo e Pina Picierno. Partecipare, forse, l’avrebbe aiutata ad essere ‘accettata’ anche da quella parte dei delegati che, in tempi non sospetti, hanno criticato il fatto che la stessa Capacchione sia stata candidata alle Europee di quattro anni fa e poi al Senato senza aver mai fatto politica attiva nel Partito democratico. Ed invece la senatrice è rimasta praticamente una 'candidata invisibile'. Un capitolo a parte, poi, merita il sindaco di Piedimonte Matese Enzo Cappello. Uno che da anni è diventato il punto di riferimento del centrosinistra nell’Alto Casertano, dopo essere riuscito a sconfiggere le truppe del deputato Pdl Carlo Sarro, e che sta palesando di essere un vero sindaco di ‘sinistra’, come dimostra il fatto che da sei anni sindaco ed assessori di Piedimonte non percepiscono le indennità dal Comune che vengono devolute in beneficenza. Un sindaco, Cappello, che ha dimostrato, come si suol dire, di avere anche i voti. Ed è da tempo che Caserta non ha un segretario che ha conquistato, a suon di campagne elettorali, la forza sul territorio. Ed allora ben venga il ‘nuovo’ Cappello, che, comunque, sa di poter contare sull’appoggio di altri sindaci, come Luigi Munno di Macerata o l’ex di Capodrise, Giuseppe Fattopace (che non a caso ha ritirato le dimissioni da tesoriere appena insediato il nuovo segretario). “Gente con i voti”, dunque, che ha già saputo conquistare l’appoggio dei cittadini. Già a dicembre condannammo la decisione della segreteria nazionale, allora guidata da Pierluigi Bersani, di tagliare fuori dalle parlamentari i sindaci (Cappello e Munno sarebbero stati sicuramente protagonisti) che, quotidianamente, sono a contatto coi cittadini e che, effettivamente, conoscono i loro problemi. Invece, allora, si preferì ‘premiare’ dirigenti, consiglieri regionali e deputati uscenti. Coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti (in provincia di Caserta, il Pd ha fatto peggio rispetto al resto dell’Italia, così come accaduto anche alle ultime elezioni amministrative). Ora contro il nuovo segretario provinciale pare che si sta già preparando un ricorso che mira ad invalidare l’assemblea provinciale a cui stanno lavorando i responsabili dell’area Graziano, Abbate e Stellato. Ma ormai converrebbe sotterrare l’ascia di guerra ed arrivare fino al congresso che, come deciso dopo l’approvazione della mozione presentata dall’area renziana di Carlo Marino, si svolgerà nella seconda metà di ottobre. Fino ad allora ci sarà bisogno solo di lavorare e fare chiarezza su alcune cose che non sono quadrate nelle ultime settimane. In primis sul piano economico. Ci attendiamo, ad esempio, che il segretario Cappello riesca a fare chiarezza su dove siano finiti i soldi delle Primarie (doppie) di dicembre e quelli di alcune sezioni che hanno chiuso nel 2013 il tesseramento del 2012. Questo sarebbe un segnale importante per gli iscritti, i delegati ed i cittadini.
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