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Peli di topo, pesticidi e segatura: cos son fatte le sigarette di contrabbando

15 / 08 / 2012

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Giuseppe Perrotta

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Negli anni '80 e '90 se ne vedevano tanti, a ogni angolo di strada tra Napoli e provincia: gentili signori che accontentavano ogni richiesta del fumatore di turno, pronto ad acquistare a modico prezzo intere stecche di sigarette importate illegalmente da chissà quale Paese estero. Qualche anno dopo il fenomeno sembra essere debellato: i tabaccai (e lo Stato) rimangono, così, senza concorrenti indesiderati. Le sigarette cominciano a essere immesse sul mercato nell'alveo dorato della legalità. Tutto questo fino a oggi, quando in alcuni quartieri di Napoli (leggi: Piscinola, Chiaiano, Scampia, Miano e zone limitrofe. Per non parlare di Forcella, Lavinaio, Piazza Mancini, piazza Mercato...) e in altrettanti paesi a Nord del capoluogo (tra Giugliano, Melito, Qualiano, Mugnano, Villarica e dintorni) cominciano a rispuntare bancarelle sospette, piene di Marlboro, Merit, Camel, Chesterfield e quant'altro. NON SOLO TABACCO – Uno studio della British American Tobacco, presentato un mese fa, non lascia troppo spazio agli equivoci: le sigarette di contrabbando fanno male, molto più di quelle vendute legalmente dai tabaccai autorizzati. Basta leggere la composizione delle stecche per farsi venire i brividi alla schiena: peli di topo, uova di insetti, zanzare, filamenti di metallo, pesticidi, veleno per topi, arsenico, segatura, coleotteri, escrementi, plastica, capelli e piombo. Ecco cosa fuma colui che acquista le “bionde” abbassando il finestrino dell'auto davanti al “bancarelliere” di turno. DOVE VENGONO PRODOTTE – Il viaggio è lungo e tortuoso, come in ogni storia di contrabbando che si rispetti. Le sigarette così prodotte vengono importante perlopiù dalla Cina, per poi raggiungere i porti più importanti delle coste italiche, come Genova, Gioia Tauro, Napoli, Ancona, Bari e Cagliari. Chi pensa che il fenomeno sia totalmente debellato, insomma, sbaglia di grosso: nel 2011 sono state 278 le tonnellate di sigarette sequestrate in Italia, mentre nei primi tre mesi del 2012 la quantità confiscata è stata pari a 78. In costante aumento, visto che le stime parlano di circa 312 tonnellate sottratte alla criminalità organizzata a fine anno. CHI FA AFFARI – Camorra, 'Ndrangheta, Mafia, Sacra Corona Unita. Il business delle sigarette di contrabbando non lascia indifferente nessuna delle organizzazioni criminali al Sud Italia. Per questo si è creato un ponte privilegiato, un canale di comunicazione che va dall'Italia alla Cina. I carichi, stipati sulle navi, vengono poi trasferiti a Dubai e infine trasportati verso il Nord Italia, a Genova, verso il centro, ad Ancona, o verso il Sud, tra Napoli, Bari, Brindisi e la Calabria. L'inchiesta coordinata dal pm della procura di Napoli Cesare Sirignano può aiutare a ricostruire le rotte: quelle via mare partono dalla coste orientali di Cina e Russia per finire sui litorali tirrenici e ionici (da Napoli e Salerno a Brindisi e Taranto) mentre quelle via terra iniziano dalla Polonia, con epicentro a Varsavia. Dove, secondo Sirignano, si sono trasferiti alcuni contrabbandieri di origine napoletana per meglio interessarsi degli affari in zona. E poi: Ucraina, Moldavia, Bielorussia, Slovenia. Tra camion e navi non si fa molta differenza. L'importante è che il carico arrivi. E che avveleni, a poco prezzo, i potenziali consumatori. Il rapporto Nomisma 2011 sull'industria del tabacco
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