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Il processo a Cosentino. Orsi: "Noi volevamo scappare, la camorra voleva sempre piu' soldi"

01 / 09 / 2015

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Redazione

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E’ ricominciato questa mattina, dopo tre settimane di pausa estiva, il processo Eco4, dove l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino e' indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il serrato calendario d’udienza previsto per questo e' mese e' ripreso con la deposizione di Sergio Orsi, imprenditore dei rifiuti e fratello di Michele Orsi, ucciso il primo giugno del 2008 da Giuseppe Setola. Orsi  interrogato dal pubblico ministero Alessandro Milita e' tornato a parlare della questione tangenti. “Una mattina del 2005 quando ricevemmo le minacce a Casal di Principe e a Castel Volturno, Michele chiamo' Claudio Bidognetti, che non faceva il camorrista, per chiedergli se poteva sapere qualcosa. In un primo momento non volle interessarsi, poi ci fece incontrare Armando Letizia che fece la richiesta di questi 10, 15 mila euro. Questo e' quello che mi racconto' mio fratello. Per pagare la tangente facevamo fatture gonfiate. Sulla societa' Eco4 riversavamo il costo della tangente perche' era lei che faceva i servizi. Non ricordo quando inizio' la tangente dei 15mila euro a Mondragone. (…) Valente mi porto' a Secondigliano all’ingresso di Capodichino. Li' ci aspettava una macchina dalla quale scese Giuseppe Fragnoli al quale diedi una busta con dei soldi. Dissi che ero andato su suggerimento di Peppino (Valente ndr) e che quello era solo un pensiero, ma che noi non potevamo sostenere il precedente impegno che avevano con la Covim di circa 60 milioni (30 mila euro ndr)”. Il pubblico ministero ha chiesto al teste anche se lui avesse mai incontrato Giuseppe Setola. Orsi ha risposto che accadde di sfuggita presso l’hotel Scalzone. "Stavo per andare in bagno ma mio fratello mi blocco'. Disse: aspetta che e' passato Setola”. L’interrogatorio e' continuato per oltre 6 ore e il teste ha parlato anche delle assunzioni e della cessione delle quote della Flora ambiente. “A Valente dissi che era necessario che mi liberassero dalle fideiussioni. La valutazione fu di 9 milioni e 100 euro, poi si aggiunse un altro milione per possibili valutazioni che il perito non avesse considerato. Avevamo ceduto parte delle nostre quote a Vittorio Parrella, poi altre quote le demmo a Brignoli. Lo facemmo, – ha spiegato il teste, – perche' ci sentivamo troppo in vista. Cercammo anche magistrati in pensione o generali dei carabinieri per nominarli prima di cedere azioni a Trapani. C’eravamo resi conto che eravamo entrati in una turbina che poteva portarci alla morte, all’arresto, a niente di buono. I camorristi volevano sempre di piu'. Poi la gara vinta da Ferraro a Castel Volturno. Eravamo in una morsa. Provammo allora a stringerci con la politica. Cedemmo quote a Parrella che era un nostro prestanome e dopo all’Enterprise. (…) Fu Michele ad andare da Giovanni Cosentino e a spiegargli che volevamo uscire. (…) L’obiettivo era scappare via. Volevamo liberarci dalle fideiussioni sottoscritte nel 2000 per i mezzi. (…) Valente mi disse che dovevo stare tranquillo e che il perito sapeva cosa fare. Si chiamava Corbello che aveva una parentela con l’onorevole Giuliano". Durante la deposizione e' emerso anche il nome di Francesca Stellato, sorella del penalista Giuseppe ed ex difensore di Sergio Orsi. “Firmai un contratto di consulenza, grazie al quale potevo chiamare Francesca e chiedere se erano state firmate le ingiunzioni ai Comuni. Ho continuato a tenere contatti con l’Eco 4 fino al 2005.I privati (in assemblea) chiedevano il perche' non si erano attivati contro i Comuni morosi e di ridurre il corrispettivo ai componenti del Cda. In quell’occasione ci fu un contrasto tra Fabiola e Valente. Facevano melina. Florambiente, Fabiola (rappresentante di Brignoli ndr) e Caleido scavi votarono la sfiducia al presidente Savoia. Enterpraise si astenne. Savoia dopo 7 mesi si dimise. Fu sostituito da Valente. Valente in realta' gia' partecipava e aveva nel collegio dei revisori suoi assessori di Mondragone tranne Picariello che era espressione del sindaco di Cancello ed Arnone. Michele ando' da Landolfi e da Cosentino lamentandosi di Savoia. Chiedeva almeno che fossero ritirate le fideiussoni”. (Marilena Natale)

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