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Rapina in casa di Mara Zinzi, scontro tra le colf sull'organizzazione del colpo

13 / 05 / 2016

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Giuseppe Perrotta

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Si avvia alle battute finali il primo processo per la rapina ed il sequestro di persona ai danni di Mara Zinzi, la figlia dell'ex presidente della Provincia Domenico, che nel giugno del 2015 fu aggredita nella sua abitazione, seviziata e torturata da una banda composta da tre persone dell'Est Europa. Questa mattina in tribunale è toccato agli avvocati difensori delle due colf in servizio presso casa Zinzi in via Giotto a Caserta cercare di ridimensionare le posizioni delle proprie assistite (Aiperi Turfugulova, 24 anni, e Nargiza Turulbekova, 33 anni, entrambe del Kirghistan) per le quali il pubblico ministero Vincenzo Quaranta ha chiesto una condanna a sei anni di carcere. L'avvocato Tania Palmieri, difesero di Nargiza, ha provato a scaricare le colpe dell'organizzazione della rapina sull'amica 24enne e sul proprio fidanzato, sostenendo che lei del colpo in casa di Mara Zinzi (rappresentata dall'avvocato Dezio Ferraro) fosse stata all'oscuro. Di tutt'altra idea, invece, la versione di Aiperi, rappresentata dall'avvocato Antimo Castiello, il quale ha sottolineato come la sua assistita abbia accettato di collaborare a quello che doveva essere un semplice furto in casa per poter estinguere un debito di mille euro che la ragazza aveva col fidanzato dell'amica. Per entrambe le ragazze (l'ex colf chiese scusa in aula alla vittima leggendo una lettera nel corso della prima udienza) gli avvocati hanno chiesto l'assoluzione per il sequestro di persona e le lesioni provocate. L'udienza è stata aggiornata al luglio per la controreplica del pubblico ministero e la sentenza. Intanto, proprio il pm Quaranta, ha dato parere favorevole alla scarcerazione delle due ragazze (rinchiuse in carcere da 11 mesi) con l'utilizzo del braccialetto elettronico.

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