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Reggia di Caserta, scaduto il contratto del soprintendente. Ma c'è bisogno di un cambio radicale anche nei funzionari

29 / 11 / 2014

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Giuseppe Perrotta

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E' iniziato ufficialmente il periodo di 'vacatio' alla guida della Reggia di Caserta. Da un paio di settimane è infatti scaduto il contratto di Fabrizio Vona che resterà, comunque, fin quando non sarà scelto il nuovo direttore generale che dovrà gestire il Palazzo Vanvitelliano finalmente 'libero' dal controllo del ministero. Tutto adesso cambierà o almeno così si spera, con una gestione diretta degli incassi che serviranno a conservare la Reggia nel migliore dei modi, organizzando eventi e manifestazioni che siano capaci di attrarre turisti. Perché il nodo centrale è quello: Vona (che pare abbia la grande volontà di presentare il proprio curriculum per la selezione del direttore generale) è arrivato con grandi aspettative ed una grande fortuna, quella di gestire i soldi che, 'grazie' al lavoro ed alle incazzature di Paola Raffaella David, sono arrivati a Caserta per restaurare il palazzo ideato e realizzato da Luigi Vanvitelli. Ma purtroppo, tutte le speranze sono diventate fumose. Poche attività, poche attrazioni, poca voglia di guardare al futuro. Una storia già vista. Ed allora vien da pensare ad una cosa: ma non è che i problemi della Reggia siano interni alla Reggia? Non è che forse sarebbe opportuno far ruotare un po' anche i funzionari interni per vedere di dare una scossa all'ambiente? E' impensabile che dei tanti soprintendenti che si sono alternati alla guida, nessuno sia riuscito a compiere quella svolta necessaria. Anche perché molti di coloro che oggi occupano funzioni apicali e di vertice hanno avuto una 'carriera accelerata' da vicinanze politiche ad una classe dirigente che ha fatto la storia di Caserta, nel bene e nel male. Da Nicola Cosentino a Giovanna Petrenga, passando per Luigi Falco, alla Reggia di Caserta ci sono dipendenti e funzionari che hanno beneficiato delle loro amicizie per occupare 'spazi interessanti ed inattesi' nei quali hanno potuto fare il bello ed il cattivo tempo. Con risultati, però, abbastanza modesti. Ed allora perché non provare a cambiare? Ma seriamente stavolta. Tentar non nuoce. Basta che non venga fatto tutto alla 'gattopardiana memoria': cambiare tutto per non cambiare niente.  

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