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L'imprenditore Romeo torna libero dopo cinque mesi agli arresti

16 / 08 / 2017

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Redazione

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Torna libero Alfredo Romeo, l'imprenditore di Cesa al centro del caso Consip. Questa la decisione dopo il match dinanzi al Tribunale del Riesame di Roma. Esigenze cautelari e legittimità delle intercettazioni, a ricostruire il ragionamento fatto a porte chiuse. Al centro la storia giudiziaria legata alla presunta corruzione di un funzionario di Consip da parte di Alfredo Romeo, una vicenda riassunta in due termini: la mancanza di esigenze cautelari, a distanza di cinque mesi e mezzo dagli arresti (quattro dei quali in cella, il resto ai domiciliari); i rilievi sull'uso delle conversazioni di Romeo e dei suoi interlocutori raccolte grazie all'ormai famigerato virus-spia Trojan. Un'ora di confronto a porte chiuse, dinanzi ai giudici romani, con i difensori di Romeo (i penalisti Francesco Carotenuto, Alfredo Sorge e Giovan Battista Vignola), che hanno depositato sentenze e pronunciamenti recenti per ottenere la revoca degli arresti domiciliari a carico dell'imprenditore.

Chiara la strategia della difesa di Romeo: partire dalle motivazioni della Cassazione che, un mese e mezzo fa, chiedeva ai giudici del Riesame di sostenere in modo più approfonditi il tema dell'arresto di Romeo, anche alla luce della memoria difensiva depositata in Procura a Napoli lo scorso 23 dicembre; e dal più recente provvedimento del Tribunale di Roma, con cui la Romeo gestioni è stata rimessa in pista negli appalti vinti (tra cui i lotti di Fm4), abbattendo il divieto a contrarre rapporti con la pubblica amministrazione.

Due «verdetti» che hanno riaperto il caso Consip, ovviamente in attesa del processo per corruzione che attende l'imprenditore a partire dal prossimo 19 ottobre dinanzi a una sezione del Tribunale di Roma. Ma la Procura non era stata in silenzio, rilanciando le accuse su una serie di punti che erano stati stigmatizzati dalla Cassazione.

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