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Insegnante 'deportata' vince la battaglia contro il Ministero: "Non deve stare lontana dalla figlia"

12 / 12 / 2016

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Valentina Martinisi

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Ha vinto la sua battaglia e tornerà ad insegnare in Campania una docente di scuola primaria di San Marcellino. La maestra, nonché mamma di una bambina di 5 anni, all’inizio dell’anno scolastico in corso, è stata assegnata a un istituto di scuola primaria di Roma, zona Boccea, periferia Ovest della Capitale. La donna, docente di terza fascia, al momento dell’iscrizione alla graduatoria per l’insegnamento, aveva dato la propria preferenza alle scuole campane e solo successivamente a quelle del Lazio, ma alla fine dell’estate arriva la notizia del trasferimento a Roma. Così la maestra ogni mattina, per 3 mesi, da San Marcellino ha viaggiato in auto fino alla stazione di Villa Literno, da qui il treno per Roma, poi la metropolitana e l’autobus per arrivare al posto di lavoro. Totale ore trascorse fuori casa: 12, 12 ore sottratte alla famiglia e soprattutto alla sua bambina di appena 5 anni, di cui non riusciva a seguire alcuna attività, né scolastica né extrascolastica. A questo punto la decisione di rivolgersi all’avvocato giuslavorista Gianmarco Meglio, che ha avviato un procedimento d’urgenza presso il giudice del tribunale del Lavoro di Roma, che venerdì scorso ha emesso la sentenza. Il magistrato ha stabilito la sospensione del trasferimento a Roma per l’insegnante, avendo riconosciuto “l’irreparabilità del danno alle relazioni del nucleo familiare, con particolare riferimento al ruolo genitoriale materno”. La maestra da oggi non dovrà più recarsi presso l’istituto scolastico romano a cui era stata assegnata, come disposto dal giudice del Lavoro che ha, inoltre, ordinato al Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) il ricollocamento dell’insegnante presso una scuola campana, probabilmente del Napoletano, per cui la docente ha, peraltro, un punteggio adatto e superiore ad alcuni colleghi che, pur con una posizione inferiore in graduatoria, sono riusciti a rimanere nella propria Regione. Il caso della maestra di San Marcellino aprirà certamente la strada ai colleghi che si trovano in situazioni analoghe, come l’insegnante di Caserta finita a Padova o quella di Santa Maria Capua Vetere costretta a insegnare a Voghera, per cui l’avvocato Meglio ha già avviato i rispettivi procedimenti d’urgenza. I docenti possono quindi, da oggi in poi, ben sperare nei giudici per rimanere a svolgere il proprio lavoro vicino casa.

 

 

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