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CAMORRA Arrestati due dipendenti della Dhi: estorsioni per evitare scioperi

30 / 06 / 2016

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Carla Caputo

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Stamattina i carabinieri della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere hanno dato esecuzione ad un decreto di fermo del Pubblico Ministero emesso dalla ‘Direzione Distrettuale Antimafia’ di Napoli per il reato di estorsione continuata commessa con l’aggravante del metodo mafioso nei confronti di due dipendenti, il 47enne Tommaso Del Gaudio e il 34enne di Marcianise Raffaele Guerriero della ditta Dhi ‘Di Nardi Holding Industrial’, con sede in Pastorano, appaltatrice del servizio di raccolta pubblica dei rifiuti a Santa Maria Capua Vetere ed in altri Comuni della provincia. Tale provvedimento recepisce gli esiti di un’attività di indagine condotta tra i mesi di aprile e giugno 2016, mediane acquisizioni testimoniali e riscontro di dichiarazioni di cdg e trae spunto da un episodio di agitazione dei dipendenti della ‘Dhi’ occorso in data 16 aprire 2016 nel cantiere di Santa Maria Capua Vetere. Nella circostanza, infatti, il servizio di raccolta dei rifiuti venne illegittimamente interrotto per circa 24 ore a causa di proteste dei lavoratori che lamentavano ritardi nel pagamento degli stipendi. La situazione causò l’attivazione di una procedura di infrazione da parte del comune appaltante nei confronti della citata fitta per inadempienza contrattuale, con sanzione irrogata per diverse decine di migliaia di euro. L’approfondimento della vicenda, anche in riferimento al ruolo all’interno del cantiere di Santa Maria Capua Vetere del responsabile dei lavoratori8, nella persona di Tommaso del Gaudio, detto “Masino”, soggetto appartenente alla famiglia dei “Bellagiò”, contigua al clan dei casalesi, consentiva di accertare che, sullo specifico cantiere, la famiglia Di Nardi, proprietaria della ditta, era vittima di continue richieste di carattere estorsivo. In particolare la ditta Dhi, al fine di evitare che agitazioni illegittime e non preavvisate come quella del 16 aprile la sponessero al pagamento di pesanti penali nei confronti del comune ed all’oneroso spostamento di dipendenti e mezzi da altri cantieri della provincia, versava con cadenza mensile al De Gaudio Tommaso stipendi gonfiati della somma di circa 3000 euro. Il De Gaudio, spalleggiata dal proprio complice, giungeva a pretendere che egli fosse corrisposta dal datore di lavoro la somma di 6000 euro mensili, non corrispondente a quella di inquadramento professionale, prospettando, in caso contrario, di intervenire grazie alla sua caratura criminale, presso i dipendenti della ‘Dhi’ per costringerli ad astenersi dal servizio.

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