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EX CANAPIFICIO | Sequestrato centro sociale e Sprar dopo l'allarme di Salvini che li sbeffeggia: "Pacchia finita"

12 / 03 / 2019

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Redazione

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Sequestrata la sede del centro sociale Ex Canapificio e dello Sprar di Caserta: i capannoni sono “fatiscenti e c’è un concreto pericolo di crollo”. Lo hanno stabilito i periti della Procura di Santa Maria Capua Vetere che, questa mattina, ha ordinato il sequestro dei locali. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, diretti dal tenente colonnello Nicola Mirante e deriva dai controlli avviati in seguito alle perquisizioni e sequestri di atti dello scorso 6 febbraio.

Lo Sprar di Caserta ospita 200 migranti in 20 appartamenti. Il decreto di sequestro è a firma dei pm Alessandro Di Vico e Anna Ida Capone, della Procura coordinata da Maria Antonietta Troncone. Il provvedimento è stato eseguito d’urgenza per evitare danni alle centinaia di persone che ogni giorno si servono dei locali e si recano agli sportelli. Nei mesi scorsi fu il vicepremier Matteo Salvini a lanciare il primo allarme circa il centro sociale di Caserta, definendolo “abusivo” e tra quelli da sgomberare.

Gli operatori del centro sociale si dicono «amareggiati» per quanto accaduto. «A causa del sequestro dei locali al momento siamo in strada e di fatto le nostre attività sono bloccate», dice la responsabile del centro sociale Mimma
D'Amico. «Informeremo subito la prefettura, la Regione, la Questura e il Comune di Caserta, bisogna capire il da farsi. Sono sconcertata e amareggiata».

Come si ricorderà, sette degli operatori del centro sociale sono indagati per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata con l’accusa d’essersi insinuati nei circuiti dell’assistenza ai migranti per fare affari. L'inchiesta, di cui si è appreso nel mese di febbraio, è concentrata su Fabio Basile, Giovanni Paolo Mosca, Massimo Cocciardo, Vincenzo Fiano, Virginia Anna Crovella, Immacolata D’Amico, Federica Maria Crovella, soci volontari e operatori del Centro Sociale ex Canapificio.

Alla base delle indagini, una somma di sette milioni e mezzo di euro per un bando triennale. Sulla vicenda interviene in il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Ma come? Il centro sociale incassava fior di soldi pubblici per l’assistenza dei ‘fratelli immigrati’ e non ha mai fatto manutenzione? La pacchia è finita!”, conclude il ministro.

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