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L' EDITORIALE | "Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti"

24 / 02 / 2019

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Alfonso Pascarella

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"Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti". Quando Fabrizio De Andrè scrisse 'Canzone di Maggio', sembra che pensasse alla Maddaloni di questi giorni.

Venerdì scorso si è consumato, nell’indifferenza generale, l’ennesimo strappo del tessuto civile della nostra comunità: il rinvio a giudizio per reato di associazione camorristica del sindaco Andrea De Filippo.

Dopo la vergogna che coincise con l’arresto e la condanna del suo predecessore c’era chi pensava si fosse toccato il fondo della storia millenaria della nostra cittadina. E invece, per quanto successo, possiamo affermare che al peggio non c’è mai limite.

Da chiarire fin d’ora che il rinvio a giudizio non è una condanna. Ma, fatta questa premessa, bisogna anche riconoscere che il garantismo ad oltranza non può essere sempre chiamato a tutela dei diritti di un singolo, mettendo in second’ordine i diritti di un’intera comunità.

Però l’ostinazione del ras di sant’Andrea – il quartiere dove vive il sindaco curiosamente ha il suo stesso nome – non è inferiore alla sua vanità. Immaginare che autonomamente possa fare una seria riflessione sulla vicenda è un atto di grande fantasia. Sarebbe pertanto utile un moto generale, che venga da tutta la classe politica, per cercare di tenere alta l’attenzione e spingere tutti ad una discussione diffusa ed ampliare quanto più possibile il confronto su questo delicato argomento.

Ma anche su questo punto abbiamo scarsi riscontri: non una voce si è levata per chiedere un chiarimento su questa opaca e triste vicenda. Le uniche dichiarazioni del diretto interessato, che sono state una summa tra tentativi di minimizzare e autoreferenziali comizi sulla immaginifica figura.

Può mai essere che la città che ha dato i natali a Ferdinando Imposimato, Elio Rosati e Gaetano Vairo – per fare i nomi più importanti – non abbia una figura autorevole che si alzi per dire basta a questo scempio. Può mai essere che non vi sia nessuno tra consiglieri, assessori e rappresentanti di partito che senta il bisogno di chiamarsi fuori da questo che appare sempre più un tavolo consociativo?

Tutti assuefatti, per utilizzare il termine fatto proprio da PM Landolfi per indicare il processo di omologazione che ha visto la politica piegarsi ad interessi particolari e inconfessabili.

Cosa è successo al candidato sindaco sconfitto - ma orgoglioso - che si era proposto di fare il guardiano dell’amministrazione di Rosa De Lucia, salvo poi diventarne il migliore alleato ? Cosa ne è stato del candidato sindaco in svantaggio al primo turno nel 2017 contro il candidato favorito Giuseppe Razzano ?

Nel volgere di pochi giorni la ruota della fortuna girò, abbandonando Razzano per favorire l’eterno secondo De Filippo. Tutti hanno provato a capire cosa fosse successo in quei giorni. Razzano non ha mai voluto dire pubblicamente cosa potesse essere accaduto. Ma qualcosa successe.

Per la prima volta, a memoria d’uomo, al ballottaggio accadde una cosa mai vista: un candidato (Razzano) perse la metà dei voti avuti al primo turno, mentre il suo avversario (De Filippo) li confermò tutti. Una cosa stranissima che appassionò i cultori della matematica applicata alle elezioni che iniziarono ad analizzare i voti seggio per seggio. Qualcosa non tornava…

Può accadere che un candidato abbia un seguito granitico che non lo abbandona al secondo turno. Ma le cose forse andarono diversamente. In alcuni seggi, al secondo turno, il candidato De Filippo prese più voti di quelli che aveva preso al primo turno. Questo può essere spiegato in molti modi: magari con l’endorsement dei candidati sindaco esclusi dal ballottaggio. Ma non possiamo escludere che si sia trattato di un travaso di consensi dovuto ad altre dinamiche che ancora non sono state chiarite fino in fondo.

Poi l’appuntamento elettorale del 2018 con gli esiti che tutti conosciamo. De Filippo che aveva ormai un consenso cristallizzato sul limite dei sei/settemila voti stupisce tutti e raddoppia il suo record personale raggiungendo quasi 13 mila consensi al primo turno, peraltro con un numero di consensi superiore a quelli ricevuti dalla sua coalizione.  

Argomenti, eloquio e prosopopea erano gli stessi: cosa sarà mai successo per determinare una tale svolta?

Il primo a chiederselo è stato il PM Landolfi che ha ritenuto di sequestrare i verbali per cercare di comprendere dinamiche e flussi che potessero coincidere con le ipotesi indagatorie che hanno portato ai risultati che tutti conosciamo.

Giunti a questo punto è fondamentale ribadire che De Filippo “semplice cittadino” ha diritto ad un equo processo e ad essere considerato innocente fino a prova contraria, ci mancherebbe altro.

Ma questo non c’entra nulla con il ruolo che continua a rivestire mettendo a repentaglio i destini di una città. Il percorso di una risalita dal baratro dove si era precipitati, dopo i fatti che avevano visto protagonisti sindaco, assessori e consiglieri che lo hanno preceduto, non può essere compromesso dall’ostinazione di un singolo.

De Filippo non può pensare di fare spallucce e fingere che nulla sia accaduto. Indiscutibilmente l’ufficio che ricopre ne risente le dirette conseguenze che si riverberano su tutta una comunità ormai stanca e disinteressata.

Il senso di responsabilità gli dovrebbe imporre un passo indietro e lasciare che le sue vicende umane e personali non abbiano ricadute sulla già disastrata amministrazione cittadina. Perché la sola ipotesi che il suo operato di sindaco possa essere inficiato dagli effetti di questo processo, potrebbe avere delle conseguenze disastrose per tutti gli atti amministrativi posti in essere dalla sua Giunta. E questo è un lusso che non possiamo permetterci.

Ad oggi non è possibile nemmeno immaginare quelle che sarebbero le ripercussioni sul piano amministrativo e giuridico. Possiamo solo dire che esiste un principio unico e inattaccabile: le sorti della città prima di tutto.

Chi vuole il bene della città, ha chiaro in mente cosa dovrebbe accadere.

Chi pensa di essere (lui) il bene della città, continuerà a infischiarsene.

“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.” (Paolo Borsellino)

camorra e politica andrea de filippo
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