Continua a seguire NOI CASERTA anche sui Social Network

I sintomi del tumore alla prostata

17 / 08 / 2020

|

Redazione

Stampa l'articolo


Invia l'articolo


Il tumore alla prostata, più propriamente detto carcinoma prostatico, costituisce un quinto del totale delle neoplasie che vengono riscontrate negli uomini che hanno più di 50 anni. I fattori predisponenti alla comparsa di questa patologia, messi in evidenza da varie ricerche scientifiche, sono molteplici: oltre ai fattori ereditari e alle prostatiti ricorrenti, la sedentarietà, l’obesità, una dieta ricca di insaccati e grassi e l’età. Quasi sempre la crescita fuori controllo delle cellule tumorali si caratterizza per uno sviluppo lento, e di conseguenza i sintomi si rivelano solo quando il carcinoma è già in una fase avanzata. Proprio per questo motivo dopo i 50 anni di età è indispensabile effettuare controlli urologici regolari, tenendo presente che a volte il tumore si può sviluppare in maniera aggressiva e veloce determinando metastasi alle ossa e ai linfonodi.

Quali sono i sintomi della prostata

È consigliabile contattare uno specialista nel caso in cui ci si accorga di sintomi come prostatiti frequenti, difficoltà a far pipì, eiaculazione dolorosa o ingrossamento della prostata. Il carcinoma prostatico, come si è detto, risulta sintomatico unicamente quando è in fase avanzata; tra i segni da non sottovalutare ci sono la comparsa di sangue nelle urine, un malessere generale accompagnato da perdita di appetito, la sensazione di non essere in grado di svuotare del tutto la vescica e una minzione dolorosa o fastidiosa per il bruciore. I sintomi del carcinoma prostatico non sono molto diversi da quelli che caratterizzano le problematiche benigne che coinvolgono questa parte del corpo.

Le visite urologiche

Una volta all’anno ci si dovrebbe sottoporre a una visita urologica e al controllo del PSA, che è l’antigene prostatico specifico, così da capire se si è soggetti a rischio. Nel caso in cui il valore del PSA sia alterato bisogna procedere a un’ecografia transrettale, che permette di verificare le dimensioni e la forma della prostata. Può essere necessario, poi, procedere a una biopsia che permetta di verificare la presenza di cellule anomale. Qualora venga riscontrato un tumore alla prostata, il trattamento da scegliere viene valutato in base a vari fattori, come il valore ematico del PSA, la presenza di altre malattie e l’età. Molto importante, poi, è il punteggio di Gleason, una classificazione che va da 4 a 10, a seconda che il tumore abbia una crescita lenta o sia aggressivo. Grazie ad essa è possibile comprendere in che misura le cellule sono alterate.

Che cosa fare in presenza di un tumore alla prostata

Quando il tumore è allo stadio iniziale ed ha dimensioni ridotte si procede con l’intervento alla prostata. L’operazione di prostatectomia radicale è consigliata anche in presenza di una prostata che ha raggiunto dimensioni tali da non permettere di svuotare la vescica in modo appropriato. Negli altri casi, il ventaglio di opzioni terapeutiche comprende la chemioterapia, la terapia ormonale e la radioterapia. Si propende per la vigile attesa quando il paziente è in condizioni cliniche tali da non poter far fronte a un intervento chirurgico o quando il grado di crescita del tumore è lento. Se si hanno calcoli alla vescica e se la prostata è infiammata e provoca frequenti sanguinamenti, può essere raccomandato l’intervento di asportazione della prostata.

Come si svolge l’intervento

Oltre alla prostata vengono asportati anche i linfonodi e le vescicole seminali. In casi molto rari si ricorre alla tecnica a cielo aperto, che comporta l’incisione della zona addominale tra l’ombelico e il pube. Più di frequente, invece, si opta per la laparoscopia, che prevede di eseguire cinque incisioni lunghe un centimetro che fanno sì che possano essere inseriti tutti gli strumenti indispensabili per l’operazione, inclusa una videocamera.

Dopo l’operazione

Il sintomo più frequente che si riscontra in seguito a un intervento alla prostata è l’incontinenza urinaria, la cui entità è variabile in base a quanto l’intervento è stato invasivo. Va detto che si parla di un’operazione di routine, e che le eventuali complicanze sono quasi sempre temporanee: oltre all’incontinenza urinaria, che dipende anche dalla sensibilità locale, si possono riscontrare problemi di erezione e sanguinamenti di modesta entità. Sono di un mese, più o meno, i tempi di recupero, ma la convalescenza nei casi più complicati può arrivare a durare perfino un anno.

© Riproduzione Riservata

POTREBBE INTERESSARTI

clicca qui per ridurre


ARTICOLI CORRELATI

Seguici


Per offrirti il miglior servizio possibile il giornale utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l’uso dei cookies.