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SLOT & DROGA | I proventi dello spaccio reinvestiti nelle 'macchinette': gli imputati chiedono il rito abbreviato

06 / 12 / 2018

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Redazione

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Si è tenuta ieri, l' udienza sulle slot machine dei Marciano, imposte, secondo l’accusa, nei bar di Maddaloni in nome della frangia maddalonese dei Belforte. Il gup Battinieri non si è ancora pronunciato definitivamente sul percorso processuale e sulla posizione dei tredici indagati Alberto Marciano, Davide Marciano, Francesco Marciano, Giuseppe Marciano, Michele Marciano, Pasquale Marciano, Vincenzo Marciano, Domenico Di Stasio, Antonio Mastropietro, Ciro Micillo, Giampiero Vegliante e Raffaele Diana.

Sulla scrivania del gup sono arrivate dai legali diverse richieste di abbreviato: la maggior parte degli imputati punta dunque ad un processo lampo, saltando la fase dibattimentale e quindi beneficiando dello sconto di un terzo di pena

Secondo l’impianto accusatorio della Dda di Napoli, il clan reinvestiva i soldi della droga, dell’usura e delle estorsioni proprio nel fruttuoso mercato delle slot. Nel corso dell’operazione i finanzieri hanno anche sequestrato 130 slot in 22 bar e locali. Il 66enne Vincenzo Marciano, oggi unico indagato a piede libero, nel marzo 2016 subì la confisca di prevenzione di beni e della sua società di slot machine per un valore totale di 5 milioni di euro. 

Nonostante i sigilli e l’amministrazione giudiziaria cui fu sottoposta la sua società, è emerso dall’inchiesta, che il Marciano padre, con l’aiuto dei sei figli Davide, Francesco, Giuseppe, Michele, Pasquale e Alberto, ha continuato ad essere monopolista a Maddaloni nel settore della distribuzione delle macchinette mangiasoldi. Ad incastrare i Marciano sono state le dichiarazioni di tre pentiti: Michele Lombardi, Michele Farina e Juri La Manna.

 


 
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