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Sostenibilità: come vengono smaltiti i frigoriferi e le lavatrici?

21 / 11 / 2019

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Redazione

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Più di un grande elettrodomestico su tre, una volta che viene dismesso, non raggiunge gli impianti di trattamento autorizzati a cui dovrebbe essere destinato. Quando i cittadini affidano un frigorifero o una lavatrice a una discarica (una piattaforma ecologica, per usare la terminologia attuale), non sempre tali dispositivi vengono inviati a un trattamento di qualità come stabilito dalla normativa sui Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Lo stesso si può dire per gli elettrodomestici che i consumatori portano dai negozianti.

La scoperta di Altroconsumo

Per arrivare a questa scoperta, Ecodom in collaborazione con Altroconsumo ha introdotto, su un campione di poco più di 200 Raee, un tracker Gps, vale a dire un sensore grazie a cui è stato possibile tenere traccia in tempo reale degli spostamenti dei rifiuti da quando sono usciti dalle abitazioni di chi li aveva utilizzati fino a quando sono stati distrutti. Questa è stata la prima indagine del genere nel nostro Paese, resa possibile dalla tecnologia satellitare grazie a cui sono state verificate e controllate le rotte dei rifiuti. Ebbene, quasi il 40 per cento degli esemplari è stato sottratto alla filiera in cui avrebbe dovuto essere inserito, dal momento che tali modelli sono stati riciclati in casa private, messi in vendita in mercatini dell'usato o destinati a impianti non autorizzati.

Un problema ambientale

La ricerca di Altroconsumo mette in evidenza che il quadro normativo in teoria sarebbe a favore di un'economia circolare e in grado di agevolare il recupero delle materie prime; la realtà dei fatti, però, è ben diversa, e la filiera fa registrare sacche di illegalità molto ampie, che non possono che destare forte preoccupazione. Si rende indispensabile un intervento coordinato che coinvolga tutte le istituzioni e che permetta di arrestare chi disincentiva i comportamenti corretti e chi lucra. Gli esiti dell'indagine sono stati segnalati anche al Ministero dell'Ambiente.

Il quadro normativo

Sempre dal punto di vista normativo, però, è opportuno mettere in risalto che il quadro nazionale non è ancora completo, e ciò costituisce un aspetto decisamente critico. Dal 2014, infatti, non è stato ancora emanato il Decreto sulla qualità del trattamento dei Raee. Ma non è tutto, perché allo stato attuale non esistono neppure regole relative alla preparazione per il riutilizzo dei rifiuti. Ancora, c'è da dire che i controlli effettuati sulla filiera non possono essere considerati sufficienti. Sarebbe opportuno, dunque, che i decisori istituzionali prevedessero misure legislative chiare e precise finalizzate all'emersione dei flussi sommersi dei rifiuti, per colpa dei quali il nostro Paese non è per niente vicino agli obiettivi di raccolta che la Comunità Europea ha indicato.

Perché la filiera italiana non funziona

Ma quali sono le ragioni della dispersione e, quindi, i fattori che mettono a repentaglio un adeguato funzionamento della filiera nel nostro Paese? In molte zone geografiche italiane la colpa deve essere attribuita all'assenza di servizi efficaci tali da garantire una dismissione sicura dei rifiuti da parte degli utenti. C'è da tener presente, poi, che a volte sono gli attori stessi della filiera a non adottare i comportamenti più corretti, con azioni ai limiti del lecito compiute negli impianti di trattamento e nelle isole ecologiche. Il risultato è che almeno 44 milioni di chili di Raee, solo per i Raggruppamenti R1 e R2, vengono dispersi. In questi raggruppamenti rientrano le lavatrici, i frigoriferi, le asciugatrici, le lavastoviglie e i congelatori, che fanno parte della categoria dei grandi bianchi. Insomma, oggi per essere rispettosi dell'ambiente non è sufficiente cercare le offerte frigoriferi di classe energetica elevata, ma occorre prestare attenzione anche allo smaltimento degli elettrodomestici.

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