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STALKING | Falsi profili Instagram per molestare e minacciare Barbara D'Urso: nei guai 45enne casertano

01 / 07 / 2019

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Redazione

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Su Instagram aveva creato diversi profili che facevano il verso a quello vero della sua conduttrice televisiva preferita (@barbaracarmelitadurso). Molto somiglianti a quello ufficiale - solo una o due “o” in più nel cognome di lei e una storpiatura - e per Barbara D’Urso, onnipresente volto televisivo di Mediaset, in passato anche doppiatrice, attrice e scrittrice, quel suo non si sa bene se critico o fan o affezionato spettatore-guardone era diventato ormai un mezzo incubo.

Uno stalker informatico capace di “postare”a qualunque ora foto polemiche o con apprezzamenti, ora sarcastici ora quasi patetici, spesso velenosi ma sempre - così si è lamentata lei in un paio di querele - ansiogeni. Alla fine, nonostante sia stato a lungo protetto dalla particolarità del mezzo utilizzato e dai silenzi che caratterizzano spesso le risposte alle procure fornite dai siti, il molestatore social (poi reo confesso), è stato individuato. Anche perché in qualche modo si è tardito da solo sempre per colpa di un “post”.

A prendere di mira D’Urso era dunque un 45enne residente nel Casertano, S.C. che una volta individuato dalla Polizia postale ha finito per ammettere: «Ma le mie erano solo opinioni scherzose, non ho diffamato nessuno». In Procura la pensano però diversamente, se S.C. ora è indagato per stalking, perché «con condotte reiterate, ed in special modo mediante la creazione di profili social a lei apparentemente riferibili, molestava e minacciava Maria Carmela D’Urso, in modo da cagionare nella medesima un perdurante e grave stato di ansia e di paura».

Un comportamento che, stando alla denuncia della conduttrice, sarebbe iniziato già dal febbraio dell’anno scorso e che perciò si sarebbe trascinato per circa un anno prima che l’autore delle molestie virtuali venisse individuato. Naturalmente, infatti, l’inventore dei profili “taroccati” aveva preso tutte le precauzioni affinché chi gli stava dando la caccia (la polizia postale) potesse imbattersi nel maggior numero di ostacoli possibile sulla strada della sua individuazione. E in effetti gli era andata bene per mesi, nel labirinto di server e indirizzi ip che è il web, fino a quando però ha commesso lui stesso un piccolo errore - chissà se davvero inconsapevole - facendosi, in parole povere, riconoscere. Tutta colpa di una foto “postata” sul profilo, dalla quale era possibile -ad uno sguardo tecnico e consapevole - ricavare in pratica l’identità digitale del molestatore. A quel punto, su disposizione della Procura, era scattata la perquisizione in casa del presunto stalker. Il quale, dopo avre provato in un primo momento a negare quasi di esistere, poi ha però capito che gli elementi contro di lui erano piuttosto solidi e dunnque ha finito per ammettere di essere il creatore dei falsi profili analoghi a quelli dell’ubiqua presentatrice.

Si è detto subito stupito, però, del fatto che il suo (diciamo così) hobby potesse essere classificato come vero e proprio stalking. Tuttavia l’opinione del pm Leonardo Lesti, che gli imputa per l’appunto la condotta persecutoria, sembra piuttosto diversa. Tra i mille messaggi che accompagnavano le foto “postate” su Instagram - false copertine di riviste di gossip, critiche più o meno malevole ai programmi della D’Urso e così via - c’era anche qualche messaggio per certi aspetti minaccioso. Valuterà il giudice. Comunque sia, per la tonica sessantenne che vive in televisione è un pensiero in meno. Mentre la polizia postale, prima di chiudere l’indagine, sta analizzando un contatto che sarebbe emerso tra il molestatore casertano e un giornalista molto impegnato nella collaborazione con un noto sito romano di notizie e gossip.

stalking barbara durso
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