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LA STRAGE DEGLI ALBERI | La denuncia del WWF: "Il Comune pronto ad abbatterne 160"

05 / 01 / 2019

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Redazione

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A Caserta stanno per essere abbattuti 160 alberi. Distribuiti tra corso Trieste, via Roma, via Cesare Battisti, piazza Vanvitelli, parco Primavera a Tuoro, viale delle Querce e vicolo Nicola Abbagnano al parco degli Aranci nell'ex zona 167. Un intervento che costerà al Comune quasi 83mila euro di fondi di bilancio. Quasi il doppio di quanto sarebbe stato necessario per la manutenzione. Si tratta nel dettaglio di circa 120 grevillee robuste (di origine australiana), 35 pini e qualche palma.

Per l'amministrazione comunale l'abbattimento è inevitabile perché le piante, maltenute, rappresenterebbero un rischio per la pubblica incolumità e un ostacolo per la viabilità veicolare e pedonale anche alla luce dei sempre più frequenti temporali registrati in città. Una denunciata- appello rivolto al sindaco di Caserta Carlo Marino dal Panda Team del WWF del Capoluogo, che mette nel mirino tre determine del Comune con le quali si mette nero su bianco la volontà di abbattere 160 alberi ‘pericolanti’.

Una vicenda che ha un solo precedente, spiegano gli ambientalisti: “L’abbattimento dei platani di Viale Carlo III e che rappresenterebbe un precedente pericoloso a conferma di Caserta quale città incapace di futuro”. Nell’appello il circolo del WWF riporta i motivi del dissenso: “E’ dovere dell’amministrazione comunale, per evitare interventi radicali, deleteri e/o estremi, tutelare e curare il patrimonio arboreo stilando un Piano regolatore del verde. Se ci sono alberi pericolanti, essi vanno curati ed eventualmente abbattuti in maniera selettiva; ci sembra difficile ipotizzare che a Caserta ci siano ben 160 piante, diventate improvvisamente e contemporaneamente pericolose per l’incolumità di persone e cose; in questo caso, esistono perizie tecniche che provino la loro pericolosità?”.

“Visto che la presente amministrazione si preoccupa, giustamente, dell’incolumità di persone e/o cose, per quale motivo non adotta lo stesso zelo per altre situazioni parimenti pericolose? – è l’accusa degli ambientalisti - Ci riferiamo al rischio che pedoni e ciclisti corrono, quotidianamente, nel percorrere le strade di Caserta, per il traffico sempre più invasivo, per il parcheggio selvaggio e per le pericolosissime buche presenti ovunque. Di contro, si prevede l’abbattimento delle piante che invece danno benessere e bellezza alla città”.

Poi si sottolinea un secondo aspetto importante della vicenda: “Le determine prevedono un piano di abbattimento delle piante, ma non un piano di sostituzione.  Il verde pubblico a Caserta, storicamente, dopo Vanvitelli, è sempre stato considerato concettualmente come spazio da riempire con delle piante, senza tener presente il loro potenziale sviluppo (sesto di impianto), giusto per riempire gli spazi avanzati da lottizzazioni e cementificazione senza nessun criterio progettuale;  peggio ancora, la viabilità in Via delle Querce fu realizzata, senza prevedere lo sviluppo dei pini preesistenti alla lottizzazione dell’area, secondo la logica ‘tanto se danno fastidio si possono sempre tagliare’”.

Poi le accuse sull’idea stessa di piantare un certo tipo di piante che ora andranno abbattute: “E’ scandaloso piantare alberi, “Grevillea robusta”, nel caso specifico essenze australiane, senza prevedere la loro crescita, senza tener presente la storia della città, senza tener presente la macchia mediterranea, un patrimonio che tutti ci invidiano. Sembra impossibile, ma prima di deliberare l’acquisto delle “Grevillea robusta” e la loro messa a dimora, nessun sindaco, assessore, tecnico comunale ha mai pensato di chiedere il parere ad un agronomo istituzionale interno all’amministrazione comunale, provinciale o all’Ufficio Foreste della Regione Campania oppure, scusate l’ardimento, a qualche associazione ambientalista, che forse qualche contributo avrebbe potuto dare coinvolgendo esperti a livello nazionale, senza spendere un centesimo in più. Come se non bastasse, non è stato mai effettuato alcun intervento per contenere gli effetti di un errore progettuale clamoroso. L’unico rimedio di cui è capace l’attuale amministrazione comunale è abbattere tutto senza prevedere gli effetti: desertificare il centro storico, aumentare le isole di calore, aumentare gli effetti dell’inquinamento da traffico oltre che rendere più brutta la città”. 

L’appello del WWF si chiude con una richiesta a sindaco e assessori competenti: sospendere l’abbattimento indiscriminato delle 160 piante; prevedere un piano di manutenzione ordinario e straordinario, affidato a personale competente, costituito da agronomi istituzionali; limitare gli abbattimenti alle sole piante “certificate come pericolose” per persone e cose.

 

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