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Contratto stracciato per l'interdittiva antimafa, il Consorzio Grandi Opere vince al Tar contro la Gori

09 / 05 / 2016

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Giuseppe Perrotta

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Una sentenza quantomai interessante e che potrebbe avere enorme rilievo anche nel futuro è quella che stata resa nota lo scorso 4 maggio dal Tar Campania (Prima sezione, presidente Salvatore Veneziano) relativamente al ricorso presentato dal Consorzio Stabile Grandi Opere contro la Gori Spa relativamente alla rescissione del contratto operata da quest'ultima in seguito all'informativa antimafia che aveva colpito la Gial srl, che faceva parte del Consorzio che si era aggiudicato l'appalto di “Manutenzione, pronto intervento, rifunzionalizzazione, ricostruzione e riabilitazione delle reti idriche e fognarie di competenza della GORI s.p.a. ricadenti nel territorio dell’ATO 3 Sarnese Vesuviano - Lotto 3”. In particolare, nel ricorso redatto dall'avvocato casertano Clemente Manzo, si richiedeva l'annullamento dell'atto col quale la Gori aveva stracciato il contratto in seguito all'informativa antimafia che aveva colpito una delle società del Consorzio. 

Secondo la Prima sezione del Tar Campania, il ricorso è fondato perché il Consorzio Stabile Grandi Opere ha prontamente provveduto ad eliminare dalla propria compagine la società colpita dal provvedimento e dal fatto che, secondo quanto rappresentato dall'articolo 95 del D.Lgs. n. 159/2011, norma che riproduce il contenuto dell’art. 12 del D.P.R. n. 252/1998, cioè che "se l’informativa prefettizia antimafia interessa un'impresa diversa da quella mandataria che partecipa ad un'associazione o raggruppamento temporaneo di imprese, le cause di divieto o di sospensione di cui all'art. 67 (in cui rientra il divieto di concludere appalti pubblici) non operano nei confronti delle altre imprese partecipanti quando la predetta impresa sia estromessa o sostituita anteriormente alla stipulazione del contratto e, in tale ipotesi, la sostituzione può essere effettuata entro trenta giorni dalla comunicazione delle informazioni del Prefetto qualora esse pervengano successivamente alla stipulazione del contratto". Ergo, la Gori non avrebbe dovuto fare altro che prendere contezza dell'estromissione effettuata dal Consorzio e dare l'opportunità di cambio entro il termine stabilito per legge. Su questo punto essenziale, il Tar Campania ha accolto il ricorso condannando anche la Gori al pagamento delle spese processuale di circa 3mila euro.

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