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SESSO & TOGHE | Escort per aggiustare le sentenze, condannati giudice ed avvocato. I NOMI

04 / 10 / 2018

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Redazione

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Un giudice di pace, dell'ufficio di Trentola Ducenta, ed un avvocato sono stati condannati a risarcire la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministro della Giustizia a cui dovranno versare la somma di 50mila euro ciascuno. 
 
I fatti sono risalenti al 2005 quando l'avvocato Umberto Di Tella, 59enne di Frignano, avrebbe corrotto Nicola Graziano, 58enne di San Marcellino, giudice di pace e coordinatore dell'ufficio di Trentola Ducenta, con pasti al ristorante nonchè con incontri sessuali con escort, al cui pagamento provvedeva il professionista. Prestazioni che sono state "donate" in cambio di provvedimenti giudiziari favorevoli agli interessi dell'avvocato.

La Corte di Cassazione ha confermato ciò che aveva stabilito la Corte d'Appello di Roma che lo scorso 17 gennaio aveva sancito l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione dando, però, conferma, nelle motivazioni della sentenza, di quanto appurato nel primo grado di giudizio, conclusosi con la condanna dei due, quindi, al pagamento del risarcimento in favore delle parti civili, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero della Giustizia.

IL FATTO - La storia al 2005 e l’avvocato che rappresentava nel procedimento i cittadini che lamentavano presunti ritardi nell’invio della bolletta Telecom o altre irregolarità, era sempre lo stesso: Umberto Di Tella, 55 anni, di Frignano. Il coordinatore dei giudici non togati nel distretto giudiziario trentolese, invece, era proprio Nicola Graziano.

L’espediente per fare causa alla principale azienda italiana di telecomunicazioni, era anche la richiesta di restituzione, ai clienti Telecom, delle spese di spedizione della bolletta. E, non a caso, le sentenze dei processi che iniziavano davanti ai giudici di pace di Trentola Ducenta, erano quasi sempre frutto di istanze dell’avvocato Di Tella. Ma in Appello, il verdetto veniva ribaltato.
 
Risultato: l’avvocato intascava comunque le spese legali (dai 100 ai 200 euro a causa) e la Telecom pagava i suoi legali per processi che non sarebbero mai dovuti nascere. Un presunto accordo tra i giudici di pace e gli avvocati messo in piedi secondo la Procura di Roma per truffare.
 
L’ufficio giudiziario romano ha indagato sulle richieste di risarcimento alla Telecom presentate a Trentola. E ha scoperto che in una occasione l’avvocato Di Tella aveva pagato la escort che si sarebbe poi incontrata con Graziano nell’hotel Vogue di Licola nel febbraio del 2005. «Era un giudice di pace, lo conoscevo come Nicola di San Marcellino», così lo descrive una testimone nel 2009.

Tra le pieghe dell’inchiesta della procura di Roma, spuntano anche intercettazioni telefoniche dell’avvocato Di Tella con almeno quattro suoi colleghi, alcuni anche denunciati per falsa testimonianza nel corso del procedimento: «Nicola ha detto che ci denuncia a tutti quanti – diceva in una intercettazione del primo febbraio 2005, il legale – Luigi io l’ho portato a mangiare e ho pagato io, ma lo so io come si ammoscia».
 
Ed ecco che dopo l’incontro con la prostituta Eliana, del 10 febbraio, stando alle indagini, sempre Di Tella aveva commentato con un altro avvocato: «Ieri sera mi ha mandato a chiamare Nicola Graziano per il fatto di Telecom e compagnia cantante, diciamo che sta tutto a posto, mi ha risolto il fatto di aprile – spiegava il 20 febbraio – che scaricammo quelle mille cause, capito? Io dico, per dirti, che siano riusciti a indirizzare la giustizia a Trentola verso questi tipi di causa qua, abbiamo il monopolio assoluto, ti voglio dire che Nicola mi pare che sia d’accordo, diciamo che ce le accoglie facile».
 
Alla fine, Umberto Di Tella è stato anche lui condannato a sette anni di reclusione. Ora, in sede civile, dovrà rimborsare la Telecom. Condannata a due anni e due mesi di reclusione, invece, è stata emessa per Vincenza Giovanna Paglini, la donna che avrebbe individuato la prostituta per il giudice di Pace.
 

 

 
Umberto Di Tella Nicola Graziano
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