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Truffa all'Inps, arrestato ragioniere 36enne: è la mente della banda

20 / 01 / 2016

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Redazione

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Un ragioniere di 36 anni di Villa Literno è stato arrestato su ordine della Procura di Modena perché considerato la "mente" della banda sgominata nell’ottobre scorso nel Modenese e ritenuta l’autrice di una maxi truffa all’Inps. Le indagini condotte del sostituto procuratore di Modena Marco Imperato avevano fatto emergere il meccanismo delle false assunzioni di persone più o meno compiacenti, spesso in stato di bisogno, architettato per intascare indebitamente, una volta terminato il rapporto di lavoro fittizio, sussidi di disoccupazione. Le cifre incassate venivano equamente spartite tra gli ideatori del raggiro e i finti lavoratori. Il sussidio percepito variava in base da un minimo di 400 euro ad un massimo di 1.000 e la cifra complessiva percepita indebitamente ai danni dell’Inps di Modena, Mantova e Ferrara è stata di 230.000 euro tra il luglio del 2014 e il luglio del 2015. Le assunzioni fittizie venivano fatte attraverso due cooperative, una di Ferrara che si occupa di lavori in muratura e pulizie, e l’altra di Mantova che opera sia nel settore delle serre agricole sia nel montaggio di prefabbricati. Sono state 74 le persone, quasi tutti italiani e residenti nelle province di Modena e Mantova, a fornire la propria disponibilità a truffare l’Inps, ma di fatto solo in 28 hanno effettivamente percepito i contribuiti, poiché l’indagine ha permesso ai carabinieri di segnalare all’Inps le irregolarità e bloccare sul nascere le altre erogazioni. Nell’ottobre scorso, quando si era conclusa la prima fase di indagini, erano state eseguite quattro misure di arresti domiciliari a carico degli organizzatori delle truffe mentre nei confronti dei titolari delle due cooperative era scattato l’obbligo di dimora. Dagli accertamenti presso l’Inps era poi emerso che altre trenta persone erano risultate assunte e poi licenziate da una cooperativa di Bologna e pertanto erano destinatarie di sussidio di disoccupazione. L’inchiesta ha però fatto accertare che erano totalmente ignare dei fatti, tanto che i sussidi venivano versati su carte di credito postali riconducibili a sedici individui compiacenti, tutti residenti in Campania e quindi denunciati per ricettazione. Erano infatti stati usati abusivamente i dati di persone ignare per falsificare le assunzioni e riscuotere i sussidi.

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